TUNISI - La Tunisia ha vietato la pesca del polpo lungo tutte le sue coste per contrastare il calo della popolazione di questa specie, una decisione accolta con favore da un'associazione per la tutela dell'ambiente. Secondo la Ong Kraten, che si batte per lo sviluppo sostenibile, è dall'inizio dell'anno che i pescatori tunisini lanciano l'allarme per un declino "catastrofico" degli stock strategici di polpo. Per questo motivo, il ministero dell'Agricoltura e della Pesca ha deciso, in un provvedimento pubblicato a fine marzo, di vietare la loro pesca a partire dal primo aprile. Ogni anno le autorità stabiliscono un periodo durante il quale è vietata la pesca del polpo, per rispettarne il ciclo riproduttivo. Nella sua dichiarazione, il ministero non ha indicato una data di scadenza per il divieto. L'attuale stagione di pesca del polpo è iniziata il 16 novembre e avrebbe dovuto concludersi il 15 maggio.
"È una buona decisione, anche se presa tardi", ha detto all'Afp Ahmed Souissi, presidente dell'associazione Kraten, con sede nell'arcipelago di Kerkennah, noto per la pesca del polpo in Tunisia. L'obiettivo è "consentire la conservazione di questa specie in via di estinzione durante il periodo riproduttivo e di crescita", ha spiegato Souissi. "Negli ultimi anni, la pesca del polpo è stata ridotta dalla pesca eccessiva, anche fuori stagione, e anche dall'uso di metodi non rispettosi dell'ambiente, il che ha portato la specie a diventare sempre più rara", ha affermato. Insieme ad altre Ong, la sua associazione ha ripetutamente allertato le autorità sulla minaccia a questa importante risorsa per i pescatori, soprattutto nelle isole Kerkennah, ha aggiunto. Per gli abitanti di questo arcipelago la pesca, compresa quella del polpo, costituisce la principale fonte di reddito. La sua scarsità, secondo Souissi, ha spinto i pescatori a pescare eccessivamente altre specie, provocando uno squilibrio nell'ecosistema marino.
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