/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

Ferrari risponde ai dazi Usa con aumento dei prezzi fino al 10%

Ferrari risponde ai dazi Usa con aumento dei prezzi fino al 10%

Non interviene Stellantis, trema la componentistica

TORINO, 28 marzo 2025, 05:56

Amalia Angotti

ANSACheck
- RIPRODUZIONE RISERVATA

- RIPRODUZIONE RISERVATA

 La prima risposta ai dazi sull'auto imposti da Trump arriva dalla Ferrari che negli Stati Uniti nel 2024 ha consegnato 3.452 modelli, il 25% del totale. La casa di Maranello annuncia una modifica della politica commerciale con un aumento dei prezzi fino al 10%, ma conferma i target finanziari, anche se c'è il rischio - spiega - di una riduzione di 50 punti base sui margini percentuali di redditività (ebit ed ebitda). Le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile 2025 e, indipendentemente dalla data, per gli ordini delle tre famiglie Ferrari 296, SF90.
Nel 2024 la quota di fatturato della Ferrari realizzata negli Stati Uniti è stata pari a circa il 29% del totale, 1,65 miliardi di euro, in crescita rispetto all'anno precedente quando era pari 1,35 miliardi di euro, il 26% dei ricavi complessivi. Secondo gli analisti i clienti statunitensi della Ferrari non saranno scoraggiati dai prezzi più alti.


Non interviene Stellantis che dall'Italia esporta in Usa modelli come la 500 elettrica, l'Alfa Giulia, Tonale e Stelvio.
Numeri comunque contenuti sui quali l'azienda aspetta di fare le sue valutazioni quando le misure saranno più chiare. Sul fronte americano parla l'associazione Aapc che rappresenta Ford, Gm e Stellantis: "le case automobilistiche statunitensi - afferma - sono impegnate nella visione del presidente Trump di aumentare la produzione automobilistica e i posti di lavoro negli Stati Uniti e continueranno a lavorare con l'Amministrazione su politiche durature che aiutino gli americani".


"Nell'immediato sicuramente i dazi rappresentano un problema, ma la sensazione è che si tratti di iniziative temporanee, perché avranno a brevissimo effetti sulla stessa economia statunitense. Mi sembra un aspetto molto negoziale, tattico, non strategico, quindi la resilienza diventa essenziale" sostiene Silvio Angori, vicepresidente e ceo di Pininfarina.


Tremano le aziende italiane della componentistica. I dazi imposti da Donald Trump su tutte le auto importate riguardano, infatti, anche i componenti, inclusi motori e trasmissioni. "I dazi avranno un effetto non devastante, ma importante. In un momento in cui i produttori e i componentisti stanno soffrendo è un ulteriore elemento di incertezza" commenta il direttore dell'Anfia, Gian Marco Giorda. "Esportiamo dall'Italia circa 1,2 miliardi di componenti negli Stati Uniti e ne importiamo 230 milioni, mentre per quanto riguarda i veicoli esportiamo tre volte quelli che importiamo. Speriamo che sia una mossa negoziale e che ci sia spazio per fermare questa manovra. Una vettura potrebbe costare tra 6.000 e 10.000 dollari in più rispetto al prezzo attuale" spiega Giorda. "Le stesse aziende che producono in Usa - osserva - avrebbero uno svantaggio perché dovrebbero acquistare da fuori componenti gravati di un dazio del 25%. Considerando che gli Stati Uniti importano molti componenti verrebbero penalizzate anche quelle aziende che già producono negli Usa e che comprano componenti dall'Italia, dalla Cina e da altri Paesi". C'è anche un impatto indiretto dei dazi Usa sulla filiera italiana della componentistica: "vendiamo tanti componenti, circa 5 miliardi di euro, in Germania che vanno in parte su automobili esportate in Usa. Se ci fosse un calo delle esportazioni di vetture tedesche premium esportate questo potrebbe avere conseguenze sul fatturato delle nostre aziende". 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza