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Don Ferrari, spiata la solidarietà perché considerata minaccia

Don Ferrari, spiata la solidarietà perché considerata minaccia

Il cappellano di Mediterranea alla Cattedra dell'accoglienza

ROMA, 27 marzo 2025, 11:16

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Noi non sappiamo il motivo preciso per cui siamo stati spiati. Quello che è chiaro è il quadro in cui questo si inserisce quello appunto, per cui la solidarietà è diventata qualcosa di sovversivo, al punto tale che per spiare la solidarietà si ricorre a strumenti che servono per la sicurezza nazionale". Lo ha detto don Mattia Ferrari, 31enne cappellano di Mediterranea saving humans, a margine dei lavori della terza giornata dell'edizione 2025 della Cattedra dell'accoglienza, in corso a Sacrofano, vicino Roma. Il riferimento è al caso dell'uso del software militare Paragon Graphite installato sul cellulare di alcuni italiani.
    "La solidarietà sembra diventata una questione di sicurezza nazionale", ha aggiunto don Mattia evidenziando che "se così è, è chiaramente molto preoccupante. La solidarietà diventa qualcosa di sovversivo, di controculturale e chiaramente poi si arriva al fatto che la solidarietà diventa quasi una minaccia per la sicurezza nazionale". "Questa vicenda è un altro campanello d'allarme e ci dice che è necessario un cambiamento, una conversione profonda a livello sociale", ha continuato. "Il sistema Almasri", il generale libico arrestato a Torino nello scorso gennaio e rilasciato e rimpatriato, dalle autorità italiane in poche ore, "continua a essere sostenuto dall'Italia e dall'Europa e in Libia, come in Tunisia, ci sono persone che con i nostri finanziamenti sono vittime di torture, e di diverse forme di schiavitù", ha ricordato don Mattia. "Il loro grido sembra tante volte lasciarci indifferenti e questo mi fa paura - ha dichiarato - l'indifferenza, il menefreghismo fanno paura perché rimane inascoltato il grido dei poveri". "Questo grido arriva e trova i nostri cuori induriti, incapaci di provare compassione", ha concluso.
   

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