"Noi non sappiamo il motivo preciso
per cui siamo stati spiati. Quello che è chiaro è il quadro in
cui questo si inserisce quello appunto, per cui la solidarietà è
diventata qualcosa di sovversivo, al punto tale che per spiare
la solidarietà si ricorre a strumenti che servono per la
sicurezza nazionale". Lo ha detto don Mattia Ferrari, 31enne
cappellano di Mediterranea saving humans, a margine dei lavori
della terza giornata dell'edizione 2025 della Cattedra
dell'accoglienza, in corso a Sacrofano, vicino Roma. Il
riferimento è al caso dell'uso del software militare Paragon
Graphite installato sul cellulare di alcuni italiani.
"La solidarietà sembra diventata una questione di sicurezza
nazionale", ha aggiunto don Mattia evidenziando che "se così è,
è chiaramente molto preoccupante. La solidarietà diventa
qualcosa di sovversivo, di controculturale e chiaramente poi si
arriva al fatto che la solidarietà diventa quasi una minaccia
per la sicurezza nazionale". "Questa vicenda è un altro
campanello d'allarme e ci dice che è necessario un cambiamento,
una conversione profonda a livello sociale", ha continuato. "Il
sistema Almasri", il generale libico arrestato a Torino nello
scorso gennaio e rilasciato e rimpatriato, dalle autorità
italiane in poche ore, "continua a essere sostenuto dall'Italia
e dall'Europa e in Libia, come in Tunisia, ci sono persone che
con i nostri finanziamenti sono vittime di torture, e di diverse
forme di schiavitù", ha ricordato don Mattia. "Il loro grido
sembra tante volte lasciarci indifferenti e questo mi fa paura -
ha dichiarato - l'indifferenza, il menefreghismo fanno paura
perché rimane inascoltato il grido dei poveri". "Questo grido
arriva e trova i nostri cuori induriti, incapaci di provare
compassione", ha concluso.
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