WASHINGTON - Joe Biden sferza Benyamin Netanyahu. Dopo aver reso pubblico il piano israeliano per un cessate il fuoco per far pressione non solo su Hamas ma anche su Israele, come sostengono molti analisti, il presidente americano per la prima volta ha ammesso che ci sono ragioni di ritenere che il premier israeliano stia prolungando il conflitto per la sua sopravvivenza politica, salvo poi precisare che comunque Netanyahu sta cercando di risolvere una situazione complessa.
Rispondendo a una domanda in una lunga intervista a Time, Biden ha infatti dichiarato che gli oppositori del premier non hanno tutti i torti a ritenere che egli stia cercando di mantenere il potere attraverso la guerra. "Non voglio commentare - ha detto il presidente Usa - ma ci sono tutti gli elementi per trarre questa conclusione". Una dichiarazione inedita e forte, poi parzialmente ammorbidita prima dal portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, che ha parlato di "questioni interne a Israele" e poi dallo stesso Biden, che rispondendo a una domanda dei giornalisti della Casa Bianca, ha chiarito di non ritenere che Netanyahu stia facendo "politica", ma che "stia cercando di risolvere problemi seri.
Certo, le differenze tra i due leader su alcune questioni chiave sono innegabili, come ha sottolineato lo stesso Biden nell'intervista. "Il mio principale disaccordo con Netanyahu è cosa succederà dopo la fine della guerra a Gaza? Le forze israeliane si ritireranno? È necessaria una soluzione a due Stati, una transizione verso una soluzione a due Stati. E questo è il mio più grande disaccordo con Bibi Netanyahu", ha insistito il presidente americano che, comunque, ha riconosciuto al premier israeliano di "essere preparato a tutto pur di salvare gli ostaggi". "Hamas potrebbe porre fine a tutto questo domani, l'ultima offerta che Israele ha fatto è stata molto generosa.
Bibi è sottoposto a una pressione enorme sugli ostaggi", ha sottolineato.
La Casa Bianca ha fatto sapere che i due leader si parleranno nei prossimi giorni, mentre non ha dato nessuna informazione sull'eventuale visita del premier israeliano a Washington.
Secondo i siti Punchbowl news e Politico, Netanyahu dovrebbe parlare al Congresso il 13 giugno, una data tuttavia smentita dal suo ufficio perché coincide con una festa ebraica che si chiude proprio quel giorno. L'ipotesi più plausibile potrebbe essere allora che il premier parta quindi subito dopo la festività, per poi intervenire a Capitol Hill e magari fermarsi fino al ritorno di Biden dal G7, il 15 o 16 giugno. Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano il pressing sull'intesa per un cessate il fuoco e annunciano una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu a sostegno del piano.
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