Alla prima inaugurazione di
stagione nei nuovi spazi del Nouveau, il Teatro Comunale di
Bologna ha finalmente invertito la tendenza che finora aveva
visto le prime serate con la sala semivuota: La Manon Lescaut,
omaggio al centenario della morte di Giacomo Puccini, ha
registrato ieri sera il tutto esaurito in un clima di grande
entusiasmo.
Da segnalare subito la prova superlativa di Oksana Lyniv, la
sua migliore e più matura nei due anni di direzione stabile con
i complessi artistici bolognesi: al debutto nel titolo, la
direttrice ucraina è riuscita a rendere stupendamente il clima
crepuscolare di quest'opera (giovanile) che già contiene in nuce
il Puccini maggiore dei capolavori successivi. Un Puccini
condito a tratti di architetture mahleriane, proiettato verso
l'imminente Novecento, che ha permesso all'orchestra del
Comunale e al Coro (preparato da Gea Garatti Ansini) sonorità
stupendamente sommesse ma venate di folgoranti sussulti. Senza
mai perdere di vista il palcoscenico, dove un eccellente gruppo
di solisti ha fatto il resto. A partire dalla coppia dei
protagonisti, la Manon di Erika Grimaldi (un'artista che il
Comunale sta fidelizzando; il suo terzo impegno in poco più di
un anno), dal trepido inizio di 'In quelle trine morbide' e poi
via via in un crescendo continuo fino alla temibile e struggente
'Sola... perduta... abbandonata' che chiude l'opera rendendola
regina della scena.
Luciano Ganci, De Grieux, dal canto suo è stato un partner
altrettanto "in parte" capace di emozionare con una voce sempre
limpida e squillante in momenti di bellissimo canto (Donna non
vidi mai, ma anche nei tanti duetti). Tra gli altri interpreti
che popolano Manon Lescaut vanno ricordati Claudio Sgura
(Lescaut) e Giacomo Prestia (Geronte). Lo spettacolo di Leo
Muscato, prima volta a Bologna, ha fatto i conti con il
palcoscenico striminzito del Nouveau. Da qui la scelta di un
elemento scenico unico come fil rouge tra le varie
vicissitudini, il peregrinare e il continuo repentino prendersi
e lasciarsi: un deserto desolato a rappresentare quella
solitudine cui i due sfortunati amanti scelgono di andare
incontro fino a farne la loro tomba. Calorosi applausi per tutti
hanno concluso la serata.
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