BOLOGNA, 03 APR - L'arrivo dei dazi Usa può spingere i produttori di Lambrusco a "individuare mercati alternativi. Credo che possa essere uno stimolo obtorto collo per andare a individuare Paesi che con molta timidezza si sono affacciati di recente al consumo del vino, a partire dal sud-est asiatico". Lo dice all'ANSA Claudio Biondi, presidente del Consorzio tutela del Lambrusco. Ma all'orizzonte ci sono anche il Regno Unito, segmenti come il no alcol per penetrare nei Paesi arabi e in nuove generazioni e nuovi prodotti come lo spumante di Sorbara bianco. Il Consorzio rappresenta le Doc del Lambrusco, per una produzione di 40 milioni di bottiglie all'anno, a cui si aggiungono i 110 milioni del Lambrusco Emilia Igt. In totale 150 milioni di bottiglie, di cui il 60% esce dall'Italia. Oltre dieci milioni di bottiglie vanno negli Stati Uniti.
"Le guerre commerciali non hanno mai portato beneficio a nessuno - auspica Biondi - Mi auguro che l'Ue apra una trattativa invece che reagire con controdazi". Intanto l'innalzamento dei prezzi rischia di spostare i consumatori americani sulle alternative californiane, cilene e argentine: "È chiaro che un'importante implementazione del prezzo ha storicamente coinciso con un calo dei consumi visti gli aumenti effettuati".
Il problema tocca soprattutto chi non sta in una fascia di prezzi premium, come questo comparto la cui produzione, al 92%, afferisce alle cooperative: Biondi stesso è vicepresidente di Cantine Riunite & Civ. Da quel lato "siamo preoccupati e in contatto con nostri importatori. Non possiamo pensare di trasferire l'implementazione di dazi sul prodotto finale".
Tra i fornitori di Cantine Riunite & Civ c'è anche Alberto Notari, presidente dell'associazione Cia Emilia Centro, che ha una cantina a Santa Croce di Carpi (Modena): la sua uva concorre a una delle Doc del Lambrusco, il Salamino di Santa Croce. "Non riusciamo a quantificare quale sia il danno con una percentuale.
Sicuramente c'è il danno diretto, immediato, su questa produzione che dovrà andare su altri mercati. Poi un danno indiretto: quando si perdono quote di mercato, anche con un rientro di questi dazi poi è difficile riportare il consumatore sul Lambrusco".
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