La guerra in Ucraina avrà gravi
conseguenze anche sul lavoro nell'area metropolitana di Bologna.
Il tema è stato presentato questa mattina dai segretari
bolognesi dei tre sindacati confederali durante una conferenza
stampa, nella sede della Cisl, per presentare le iniziative del
primo maggio.
Secondo i dati forniti da Enrico Bassani, segretario generale
Cisl Bologna, nel territorio ci sono 1.300 imprese che, a vario
titolo, hanno interessi nei Paesi coinvolti nel conflitto. "Chi
ne ha risentito di più è il mondo dell'artigianato - ha spiegato
Bassani - tante imprese stanno cercando di fare di tutto per
tenere aperte le attività, perché gli ordinativi ci sono, ma
molte stanno producendo sottocosto".
Tra le questioni che preoccupano i segretari c'è l'aumento
dei costi dell'energia e delle materie prime che, oltre
complicare i lavori programmati per il superbonus 110%, rischia
di compromettere la realizzazione del Pnrr. "Parliamo di oltre
un miliardo di euro su Bologna - ha detto Maurizio Lunghi,
segretario generale Cgil Bologna - il rischio è che è la sua
'messa a terra' venga minata dalle conseguenze della guerra,
perché se mancano le materie prime, come il cemento, ad esempio,
i bandi restano sulla carta".
Infine, i segretari hanno ricordato l'emergenza legata alla
carenza di professionalità nel territorio metropolitano (fino a
20mila posizioni), la necessità di combattere il lavoro
precario, di accrescere il potere d'acquisto dei lavoratori
tramite aumenti salariali e l'urgenza di investire sulla
sicurezza. Nel bolognese, secondo Giuliano Zignani, segretario
generale Uil Bologna, nei primi due mesi dell'anno si sono
registrati 3.086 infortuni e 11 persone sono morte nei luoghi di
lavoro. "Questo è un tema centrale - ha rimarcato Zignani - chi
va a lavorare deve tornare a casa la sera. Sicuramente ci può
essere un problema legato agli ispettori e ai controlli, ma
anche le aziende devono fare la loro parte".
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