BRUXELLES - Una testuggine a difesa di Marine Le Pen. I sovranisti d'Europa e del mondo hanno fatto immediatamente quadrato attorno alla leader del Rassemblement National colpita dalla condanna per appropriazione indebita dei fondi Ue. "Je suis Marine", scrivono o dichiarano all'unisono i leader del fronte internazionale della destra, che unisce Mar-e-Lago a Budapest, passando per il governo italiano. Il colpo, tuttavia, rischia di essere tutt'altro che marginale e rischia soprattutto di indebolire l'offensiva dei sovranisti in Europa mentre scende in campo anche il Cremlino che parla di "violazione delle norme democratiche".
A caldo, i sovranisti sono ricorsi ad un loro topic: la mano della giustizia sulla legittimità democratica. Un concetto che, in questo momento, unisce le destre europee a Donald Trump e al suo inner circle. "Quando la sinistra non può vincere al voto democratico abusa sul sistema legale per incarcerare i loro rivali: questa è la sua strategia standard in tutto il mondo", ha scritto, non a caso, su X Elon Musk, replicando ad un utente, Mike Benz, che elencava le vittime della "persecuzione penale" nel mondo. "Marine Le Pen in Francia, Bolsonaro in Brasile, Imran Khan in Pakistan, Matteo Salvini in Italia, Donald Trump in America, Calin Georgescu in Romania", elenca.
Il riferimento all'invalidamento della vittoria al primo turno e della candidatura stessa alle presidenziali di Georgescu è presente in molte delle reazioni dei sovranisti, Lega inclusa. Matteo Salvini, da par suo, ha lanciato su X l'hashtag #JeSoutiensMarine definendo la condanna a Le Pen "una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles".
Il primo a reagire, tra i leader europei, è stato Viktor Orban. "Je suis Marine", ha scritto su X il premier ungherese, pubblicando un messaggio simile a quello che recapitò a Salvini alle prese con il processo Open Arms. "Nell'Ue c'è una deriva autoritaria", è stato l'attacco del gruppo dei Patrioti al Pe.
"Confido che vinca l'appello e diventi presidente della Francia", ha invece twittato il leader dell'estrema destra olandese Geert Wilders. I prossimi giorni diranno se lo scudo dei sovranisti attorno a Le Pen sarà così solido. Quel che è certo è che, rispetto ai Patrioti, meno rabbiosa, all'Eurocamera, è stata la reazione dei Conservatori. A parlare, un po' per tutti, è stato il meloniano Nicola Procaccini. "La condanna di Le Pen è una sconfitta dello stato di diritto", ha rimarcato il co-presidente di Ecr. Pressoché silente il Ppe. A rispondere ai sovranisti sono stati invece i liberali. "La legge è uguale per tutti, indipendentemente dai sondaggi," ha sottolineato l'eurodeputato di Renew Sandro Gozi.
Con la zavorra di una condanna che riguarda direttamente i fondi versati ai gruppi all'Eurocamera, è più difficile puntare il dito contro i partiti europeisti per scandali più o meno presunti come il Huaweigate o il Green Gate. Su quest'ultimo tema, ad esempio, i Conservatori e i Patrioti non sono riusciti a portare sulla stessa linea il Ppe in un voto che metteva nel mirino i fondi del programma Life alle Ong. La condanna costringe Le Pen a rinunciare anche alle sue sortite a Bruxelles o nelle capitali europee, lasciando inevitabilmente ancora più spazio al delfino Jordan Bardella.
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