(di Alice Fumis)
Il suo impegno per la ricerca non
si è mai fermato. Il suo studio è al quinto piano dell'edificio.
Ha ricominciato a frequentarlo costantemente, dopo uno stop
forzato dovuto al lockdown. "Ho avuto tante vite diverse, ma
quella di Trieste mi è piaciuta particolarmente. E infatti sono
qui da quasi 40 anni...". Comincia così il racconto di Daniele
Amati, fisico e già direttore della Scuola internazionale
superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, alla vigilia dei
suoi 90 anni. Una carriera di studi e scoperte, ben inserita
all'interno di una comunità scientifica che ora deve fare i
conti con una pandemia. "Oggi, in un momento così difficile, la
ricerca deve saper ascoltare i bisogni della società", avverte.
E' il 1986 quando Amati lascia il suo impiego al Cern per
scommettere sulla Sissa, istituto di cui è stato direttore fino
al 2001 e innovatore. Nato a Roma l'11 agosto 1931, allo scoppio
della Seconda Guerra mondiale Amati abbandona l'Italia alla
volta dell'Argentina, dove crescendo intraprende gli studi di
fisica. Impara meccanica quantistica da Richard Feynman,
incontra Enrico Fermi alla Les Houches School nel 1954 e tiene
un seminario davanti a Lev Landau a Mosca. "Ho tanti ricordi -
sorride Amati - sono state persone straordinarie, molto diverse
l'una dall'altra e mi hanno lasciato un'influenza importante.
Feynman era scintillante, vivacissimo. Fermi più posato,
tranquillo, sicuro. Ci sono molti modi per essere geniali nella
scienza, questi erano entrambi geniali".
Al Cern arriva nel 1959: una borsa di studio gli apre le
porte della Divisione Teorica dell'Organizzazione, di cui
diventa poi direttore per un triennio. Durante l'esperienza in
Svizzera, tra le altre cose, contribuisce allo sviluppo del
modello dei poli di Regge e, nei primi anni '70, sviluppa la
cosiddetta teoria dei campi di "Reggeonica", fino al punto di
ottenere previsioni, confermate sperimentalmente, sul raggio del
protone. Ma sono vari gli ambiti esplorati. E tanti da esplorare
ancora, sottolinea. Soprattutto in un momento difficile come
quello attuale. "Tutta la ricerca scientifica è stata fortemente
colpita da questa pandemia, bisogna ripartire, tenendo conto
delle necessità. La pandemia ha lasciato una situazione sociale
molto difficile, ora bisogna capire il modo migliore in cui la
scienza può avvicinarsi ai problemi della società. Sarà
opportuno tenere i piedi per terra e capire come andare incontro
ai bisogni che sorgeranno senz'altro". Occorre, puntualizza,
"avere la mente molto aperta e soprattutto ascoltare, per
riuscire a capire come gli sviluppi scientifici possono
integrarsi con gli sviluppi umani e sociali in questo mondo
globalizzato, dove tutto è connesso".
Il traguardo dei 90 anni è anche un'occasione per ripensare
al passato e ai momenti più entusiasmanti della carriera.
"Difficile sceglierne uno: lo sono stati tutti i momenti in cui
l'obiettivo scientifico che ci ponevamo all'interno del gruppo
di lavoro veniva raggiunto. Il fatto di avere conferma del
proprio entusiasmo è eccezionale. Non solo nella ricerca -
conclude - ma in tutti gli altri ambiti".
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