Ha indossato la toga per 42 anni ed
è stato uno dei magistrati che, con le sue inchieste, ha segnato
la storia d'Italia. Ora, tagliato il traguardo dei 70 anni, va
in pensione. Domani per Alberto Nobili, per molti al palazzo di
Giustizia di Milano 'il leggendario' , sarà l'ultimo giorno in
Procura dove è arrivato nel 1980.
Di origini romano-marchigiane ma milanese d'adozione, Nobili
ha cominciato con indagini sul narcotraffico, ha istruito il
caso sullo scandalo del vino al metanolo e prima di passare alla
Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, dove ha lavorato per
tanti anni a partire dal 1992, quando è stata costituita, si è
occupato anche di Renato Vallanzasca.
Ha coordinato le grandi inchieste sulla criminalità
organizzata, in particolare calabrese, ha istruito i maxi
processi come Nord-Sud e Wall Street, rischiando anche la vita
in quanto nei suoi confronti era stato progettato un attentato,
sventato con l'arresto del 'commando'.
Dalla fine degli anni 80 ha indagato su parecchi sequestri di
persona, da quello dell'industriale Franco Trezzi, fino a quelli
di Alessandra Sgarella e Gianmario Roveraro. Nel 2007 è stato
nominato procuratore aggiunto e, come coordinatore del pool
criminalità comune e omicidi si è occupato tra l'altro del caso
di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia sciolta
nell'acido dall'ex compagno e della coppia 'diabolica' che ha
aggredito alcuni coetanei sempre con l'acido.
Dopo 10 anni, per via della legge, è ritornato pm con la
delega di gestire l'antiterrorismo, occupandosi, tra l'altro, di
Cesare Battisti.
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