"E tra tutti gli interrogativi che
dopo quest'esperienza continueranno ad accompagnarmi per un bel
po', ce n'è uno in particolare per il quale, mio malgrado, non
riesco a trovare neanche un principio di risposta: dove si trova
il coraggio di non lasciarsi incattivire dal dolore?". E' la
domanda che rimane dopo l'esperienza di una studentessa in
Giurisprudenza che ha partecipato al percorso con i detenuti dei
circuiti di Alta e Media sicurezza del carcere milanese di
Opera, appartenenti al "Gruppo della Trasgressione" che per
cinque sere, da novembre a ieri, hanno scavato nel loro animo
stimolati dalla lettura di "Delitto e castigo" di Fëdor
Dostoevskij.
Ieri hanno voluto "restituire" il risultato della loro
esperienza al pubblico nel teatro del penitenziario diretto da
Sergio Di Gregorio dove si è svolto "Aula Dostoevskij, Delitto e
castigo nel carcere di Opera"; appuntamento a cui ha partecipato
uno dei massimi conoscitori del romanziere russo, lo scrittore
Paolo Nori.
Il percorso è stato animato dallo psicoterapeuta Angelo Aparo
e dal pm Francesco Cajani e ha visto partecipare, oltre ai
detenuti, studenti universitari di Giurisprudenza, a magistrati
come l'ex pm capo dell'antiterrorismo Alberto Nobili, e
famigliari delle vittime di reato come Paolo Setti Carraro
(fratello di Emanuela, uccisa nel 1982 con il marito, il
generale Carlo Alberto Dalla Chiesa) e Marisa Fiorani (madre di
Marcella, uccisa dalla Sacra Corona Unita per impedirle di
testimoniare in un processo). Insieme avevano dato forma ad una
ri-lettura collettiva di "Delitto e castigo" guidata dal docente
di letteratura russa Fausto Malcovati.
Un'esperienza simile, "Conflitti della famiglia Karamazov", è
previsto a breve anche nel carcere di Bollate.
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