In Serbia a cinque mesi dal
crollo del primo novembre scorso alla stazione di Novi Sad, che
ha provocato 16 morti, prosegue l'ondata di proteste
antigovernative guidate dal movimento degli studenti in
agitazione, per i quali non sono state sufficienti le dimissioni
del premier Milos Vucevic e del suo governo a fine gennaio.
Esecutivo, presidente e forze politiche di maggioranza sono
contestate in primo luogo per la corruzione dilagante a tutti i
livelli, ritenuta alla base della sciagura di Novi Sad, ma anche
per il deficit di democrazia e il diffuso controllo sui media.
Anche oggi a Belgrado, Novi Sad, Nis, Kragujevac e altre
località del Paese si registrano raduni, cortei e blocchi
stradali, con forti disagi alla circolazione, ingorghi colossali
e la rabbia di tanti cittadini intrappolati nel traffico con
forti ritardi negli spostamenti. A Belgrado in particolare
gruppi di studenti delle scuole superiori hanno bloccato alle 15
una importante arteria stradale molto frequentata nell'ora di
punta, annunciando che la loro azione si protrarrà fino alle 19.
Tanti gli studenti che hanno annunciato l'intenzione di recarsi
a Strasburgo, anche in bicicletta, per portare le loro istanze
all'attenzione del Parlamento europeo e delle altre istituzioni
internazionali. E' ripresa al tempo stesso l'attività del
movimento di opposizione al progetto di sfruttamento di un
importante giacimento di litio nell'ovest della Serbia. Gli
organizzatori hanno consegnato oltre 300 mila firme alla
rappresentanza Ue a Belgrado chiedendo che tale progetto,
ritenuto dannoso e pericoloso per l'ambiente e la salute delle
popolazioni locali, non venga inserito nella lista dei piani
strategici della Ue per i Paesi che non sono ancora membri
dell'Unione. Da governo e presidente si moltiplicano intanto gli
appelli al dialogo e alla fine della protesta, che sta
provocando gravi disfunzioni al sistema scolastico e ai corsi
universitari, con il rischio sempre più reale di perdere un
intero anno di studi. Il presidente Aleksandar Vucic dal canto
suo ha confermato i danni che proteste, scioperi e blocchi
stanno provocando all'economia della Serbia, cresciuta nel primo
trimestre del 3%, rispetto al previsto 3,8%.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA