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Serbia, continua protesta 5 mesi dopo il crollo a stazione

Serbia, continua protesta 5 mesi dopo il crollo a stazione

Anche oggi vasta mobilitazione degli studenti in tutto il Paese

BELGRADO, 01 aprile 2025, 18:11

Redazione ANSA

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© ANSA/EPA

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In Serbia a cinque mesi dal crollo del primo novembre scorso alla stazione di Novi Sad, che ha provocato 16 morti, prosegue l'ondata di proteste antigovernative guidate dal movimento degli studenti in agitazione, per i quali non sono state sufficienti le dimissioni del premier Milos Vucevic e del suo governo a fine gennaio.
    Esecutivo, presidente e forze politiche di maggioranza sono contestate in primo luogo per la corruzione dilagante a tutti i livelli, ritenuta alla base della sciagura di Novi Sad, ma anche per il deficit di democrazia e il diffuso controllo sui media.
    Anche oggi a Belgrado, Novi Sad, Nis, Kragujevac e altre località del Paese si registrano raduni, cortei e blocchi stradali, con forti disagi alla circolazione, ingorghi colossali e la rabbia di tanti cittadini intrappolati nel traffico con forti ritardi negli spostamenti. A Belgrado in particolare gruppi di studenti delle scuole superiori hanno bloccato alle 15 una importante arteria stradale molto frequentata nell'ora di punta, annunciando che la loro azione si protrarrà fino alle 19.
    Tanti gli studenti che hanno annunciato l'intenzione di recarsi a Strasburgo, anche in bicicletta, per portare le loro istanze all'attenzione del Parlamento europeo e delle altre istituzioni internazionali. E' ripresa al tempo stesso l'attività del movimento di opposizione al progetto di sfruttamento di un importante giacimento di litio nell'ovest della Serbia. Gli organizzatori hanno consegnato oltre 300 mila firme alla rappresentanza Ue a Belgrado chiedendo che tale progetto, ritenuto dannoso e pericoloso per l'ambiente e la salute delle popolazioni locali, non venga inserito nella lista dei piani strategici della Ue per i Paesi che non sono ancora membri dell'Unione. Da governo e presidente si moltiplicano intanto gli appelli al dialogo e alla fine della protesta, che sta provocando gravi disfunzioni al sistema scolastico e ai corsi universitari, con il rischio sempre più reale di perdere un intero anno di studi. Il presidente Aleksandar Vucic dal canto suo ha confermato i danni che proteste, scioperi e blocchi stanno provocando all'economia della Serbia, cresciuta nel primo trimestre del 3%, rispetto al previsto 3,8%.
   

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