La siccità d'inverno e gli oltre 40
gradi in molti giorni d'estate hanno caratterizzato
negativamente l'annata agraria 2023 in Piemonte che si chiude
con preoccupazione per il calo generalizzato dei consumi e
l'aumento di costi e servizi. E' il quadro che merge dalla
consueta relazione annuale di Confagricoltura, illustrata oggi
dal presidente regionale Enrico Allasia e dal direttore Lella
Bassignana, analizzando i principali comparti produttivi
dell'agricoltura piemontese.
Nel 2023 la penuria di nevicate e piogge invernali ha
condizionato lo sviluppo delle colture nei mesi seguenti. Solo
da maggio alcune province sono state interessate da rovesci che
hanno favorito la ripresa vegetativa e garantito lo sviluppo
delle coltivazioni autunno - vernine, salvando quelle
primaverili"; il gran caldo estivo, invece, "ha avuto
un'influenza negativa sui processi fotosintetici e fisiologici
delle piante" che siè tradotto "in minore produttività generale
e frequenti attacchi da parte di fitopatogeni". Ciò nonostante
la qualità delle produzioni "alla fine è risultata buona e
comunque superiore alla precedente annata, che ha costituito per
molti versi un estremo negativo".
Il settore agricolo piemontese si è dimostrato finora
intelligente e resiliente, capace di adattarsi alle modifiche
dettate da molteplici fattori - ha evidenziato evidenzia Enrico
Allasia - Gli imprenditori affrontano ogni giorno scelte di
grande valore strategico per il futuro: diversificando le
attività in azienda garantiscono la loro sopravvivenza e
soprattutto la sicurezza di quanto c'è di più prezioso in
Italia: prodotti genuini e di alto valore nutritivo"
Nel corso della presentazione è intervenuto, in
videocollegamento da Roma, il presidente nazionale di
Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha ricordato il
ruolo degli agricoltori, "imprescindibili per la tenuta
ambientale, sociale ed economica del territorio:
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