Oggi nello stabilimento siderurgico
ex Ilva di Taranto assemblea indetta da Fim, Fiom e Uilm davanti
alla direzione, dopo un corteo interno alla fabbrica, per
decidere ulteriori iniziative di mobilitazione delle quali si
era parlato in occasione dell'incontro del 20 ottobre scorso a
Palazzo Chigi. Era stato infatti annunciato uno sciopero in
tutto il gruppo entro il 23 novembre, giorno in cui è fissata
l'assemblea dei soci di Acciaierie d'Italia. Il socio di
maggioranza ArcelorMittal dovrà decidere se partecipare alla
ricapitalizzazione di emergenza per pagare le forniture di gas e
far fronte alle esigenze di liquidità più immediate.
"Il governo - sottolinea Valerio D'Alò, responsabile
nazionale Siderurgia della Fim Cisl - ci parli chiaramente dei
contenuti della trattativa con ArcelorMittal. No ad un secondo
accordo segreto, l'intero gruppo ha bisogno di rilancio, non di
ammortizzatori sociali". Nel corso dell'assemblea, Fim, Fiom e
Uilm "decideranno - aggiunge D'Alò - le iniziative da
intraprendere per sensibilizzare ulteriormente il governo,
affinché dia risposte concrete ai lavoratori di Acciaierie
d'Italia, Ilva in As, Appalto e Indotto, nonché ai cittadini di
Taranto, in termini di lavoro, salvaguardia dell'ambiente e
salute"
Le sigle sindacali chiedono "il cambio della governance -
afferma il segretario della Fiom Cgil ionica Francesco Brigati -
ed una giusta transizione ecologica e sociale. Il governo Meloni
apra un serio confronto con le organizzazioni sindacali,
diversamente continueremo nelle mobilitazioni per impedire la
chiusura dello stabilimento siderurgico. Bisogna cambiare la
governance per garantire il rilancio produttivo, l'occupazione e
l'ambiente".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA