Le norme italiane che disciplinano la concessione del reddito di cittadinanza agli stranieri sono in contrasto con il diritto Ue sulla tutela dei rifugiati e sul divieto di discriminazione e con la Costituzione italiana. Con questa motivazione la giudice del Tribunale di Sassari, Valentina Nuvoli, ha sospeso oggi il processo che vede imputata una donna originaria della Nigeria, in possesso di passaporto delle Nazioni Unite, da anni rifugiata in Italia, accusata di aver mentito sulla sua permanenza nel nostro Paese al fine di ottenere il reddito di cittadinanza.
L'ordinanza del Tribunale, la prima del genere emessa in Italia, rinvia il procedimento alla Corte di giustizia europea, a Lussemburgo, affinché si pronunci sul punto.
La giudice, accogliendo le richieste e le motivazioni dell'avvocato difensore, Giuseppe Onorato, ha ritenuto dubbia la compatibilità delle norme italiane sulla concessione del reddito di cittadinanza. Per i cittadini extracomunitari, le norme prevedono quale requisito per ottenere il sostegno economico, la residenza in Italia da almeno 10 anni. L'imputata in effetti risiede in Italia da meno di 10 anni, nel 2020 ha inoltrato la sua domanda per il rdc tramite un Caf, autocertificando il contrario, anche se la documentazione è stata preparata da un impiegato.
La donna risulta tuttavia titolare di stato di rifugiato e proprio per questo, in base al diritto dell'Ue, avrebbe comunque diritto a beneficiare dell'assistenza sociale alla stregua dei cittadini europei. Proprio sulla compatibilità del requisito di residenza per 10 anni la Commissione europea ha già avviato una procedura di infrazione contro l'Italia. Per questi motivi sarà ora la Corte di giustizia europea a decidere nel merito.
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