I giudici del tribunale di Caltanissetta, che hanno depositato le motivazioni della sentenza sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio, hanno sottolineato "l'obiettiva ritrosia di molti soggetti escussi - non solo spettatori degli avvenimenti dell'epoca, ma anche attori, più o meno centrali, delle vicende oggetto di esame - a rendere testimonianze integralmente genuine che potessero consentire una ricostruzione processuale dei fatti che fosse il più possibile vicina alla realtà di quegli accadimenti".
"Tra amnesie generalizzate di molti soggetti appartenenti alle
istituzioni (soprattutto i componenti del Gruppo investigativo
specializzato Falcone- Borsellino della Polizia di Stato), -
spiegano - e dichiarazioni testimoniali palesemente smentite da
risultanze oggettive e da inspiegabili incongruenze logiche,
l'accertamento istruttorio sconta gli inevitabili limiti
derivanti dal velo di reticenza cucito da diverse fonti
dichiarative, rispetto alle quali si profila problematico ed
insoddisfacente il riscontro incrociato".
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