"Chi fa il teatro e chi vede il teatro immagina se stesso con i panni di qualcun altro e di solito è un cittadino migliore. Si comincia subito, da piccoli, quando si va a scuola. Questo è un atto fondamentale per chi ricopre il mio ruolo ed è il vero lavoro di un teatro pubblico".
A raccontarlo all'ANSA è Francesco Siciliano, neopresidente del Teatro di Roma, all'indomani della notizia dell'intenzione della Regione Lazio di stanziare in bilancio 24 milioni euro in favore dei teatri del territorio: in prima battuta sembra andranno per l'acquisto del Teatro Eliseo ma poi il presidente Francesco Rocca precisa che saranno "per la valorizzazione di tutta la filiera dei teatri".
"Non entro nel merito della questione dell'Eliseo. Non sta a me dare un giudizio - risponde Siciliano all'ANSA -. Ma riaprire un teatro è comunque una cosa buona". Tanto che lo dice subito: "il mio primo obiettivo è il Teatro Valle", lo storico palcoscenico dove debuttarono persino i Sei personaggi di Pirandello, chiuso da anni in cerca di lavori. Insediato da appena cinque settimane, grato "al Comune che ha subito prestato attenzione e risorse a un rilancio del Teatro di Roma" e "sicuro che anche il socio Regione" lo seguirà, Siciliano racconta di aver trovato un teatro "vivo e vitale, anche dopo il Covid" e la "fase commissariale". Anzi, dice, "è un teatro tanto in salute che la stagione, fatta da Giovanna Marinelli, continua a inanellare esauriti, sia all'Argentina che all'India.
Soprattutto di giovani. Vuol dire che le scelte erano buone, ma anche che c'è necessità di andare a teatro. E che il teatro - sorride - non è una cosa per vecchi".
Quanto al vuoto di governance, prosegue, "abbiamo lanciato il bando per il nuovo direttore generale. Ora la commissione sta esaminando i 42 curricula arrivati e speriamo in tempi brevi di avere la rosa di 3-5 nomi su cui si esprimerà il cda. Sul Valle, invece - prosegue - i tecnici mi hanno detto che verrà riconsegnato tra dicembre 2024 e gennaio 2025. Mi auguro siano quelle le date, in modo da riaprirlo definitivamente e con la centralità e l'offerta che merita nella primavera del 2025, nel pieno dell'anno del Giubileo".
Diversa, al momento, la situazione al Globe (la cui proprietà è del Comune, la gestione era affidata al TdR e la direzione artistica a Gigi Proietti e poi Nicola Piovani). "Lì c'è un tema legale, legata al crollo del 2022" e "una edile", per la quale il Comune deve trovare circa 2 milioni euro. "Deve essere ricostruito o restaurato? Non stai a noi dirlo - prosegue - Per questo mi sembra prematuro parlare della gestione che verrà poi". Ma quella di Villa Borghese è solo l'ultima tappa di una pioggia di sipari abbassati a Roma. "Sono chiusure grandi e piccole che vengono da lontano - dice -. Basti pensare al Teatro delle arti, forse il primo grande a chiudere. Quello che è successo dopo è stata la mortificazione del talento. Avere tante sale a Roma, invece, aveva prodotto nei decenni non solo la costruzione del talento creativo, ma la possibilità di una centralità culturale reale per la città. Non era soltanto lo spettacolo più o meno bello. Dagli anni '50 fino ai '90 tutta la cultura italiana è passata per questi teatri. La desertificazione degli ultimi due decenni è stato uno stillicidio".
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