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Gueule d'ange, Cotillard madre bipolare

Gueule d'ange, Cotillard madre bipolare

L'attrice nel film di Vanessa Filho a Un Certain Regard

CANNES, 12 maggio 2018, 20:04

Francesco Gallo

ANSACheck

Marion Cotillard a Cannes © ANSA/EPA

Marion Cotillard a Cannes © ANSA/EPA
Marion Cotillard a Cannes © ANSA/EPA

CANNES - A Un Certain Regard è arrivato Gueule d'ange, uno dei film più attesi del Festival di Cannes 2018, un'opera prima di Vanessa Filho con Marion Cotillard nei panni di Marlene, una madre totalmente inaffidabile e bipolare.

Già dalla prima scena del film si capisce già dove si va a finire. Si vede infatti la bambina (Alyne Aksoy-Etax) fare una sorta di ninna nanna a sua madre regredita e in cerca di affetto. Da lì parte la storia di questo film, troppo prevedibile, con la Cotillard, subito dopo, alle prese con il suo nuovo matrimonio. Un matrimonio che dura davvero poco fino al banchetto nuziale, quando l'innamoratissimo neo-marito trova Marlene fare l'amore con un prestante invitato.

Insomma 'mamma' Cotillard non funziona proprio (almeno nel film). Beve, si dà da fare a più non posso con gli uomini, ha un pessimo rapporto con l'ex marito, strepita e urla per ogni cosa, ha infine il frigorifero vuoto e neppure i soldi per riempirlo. E così per la bambina, che lei chiama con tenerezza "faccia d'angelo", è vero inferno. Quando addirittura la lascia sola in casa per qualche giorno, senza dare troppe notizie di sé, tutto precipita. La ragazzina comincia a vagare da sola, si trucca e si atteggia come la madre ed inizia anche a bere. Ma come è per le più tradizionali favole, e anche per i melò, alla fine arriva sempre un personaggio positivo e puro. In questo caso veste i panni di un atletico giovanotto (Alban Renoir), ex campione di tuffi, che, come tutti gli eroi, ha muscoli e cuore d'oro.

Ma l'attrice Cotillard, madre di due figli (Marcel, 7 anni e Louise, 15 mesi) ci tiene a dire come sia del tutto diversa dal personaggio di questo film. "Per il ruolo di Marlène in Gueule d'ange - dice - mi sono ispirata a miei due amici e a una terza persona che ormai non vedo più da tempo. Ma quello che mi sono chiesta, leggendo la sceneggiatura del film, è come sia umanamente possibile abbandonare un figlio". Ma qualcosa di simile a Marlene, alla fine ammette di averla: "Per un lungo periodo della mia vita ho avuto un grande non amore per me stessa che è stato davvero duro da vivere. Per lungo tempo mi sono chiesta: io cosa ci sto a fare qui".

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