'Repetita non sempre iuvant'. E' il
caso di Roy Andersson, già vincitore a sorpresa cinque anni fa
del Leone d'Oro con 'Un Piccione Seduto su un Ramo Riflette
sull'Esistenza', che torna in laguna in concorso con il suo
nuovo lavoro ispirato a Milos Forman e Jiri Menzel, Om Det
Oadlinga (About Endlessness). Un'opera che il regista svedese
chiama riflessione sulla vita umana in tutta la sua bellezza e
crudeltà, splendore e banalità.
Ancora tableaux vivant, ma ancora più minimalisti, ridotti
davvero all'osso, meno urticanti e con un unico incipit: 'Ho
visto un uomo', Ho visto una donna', 'Ho visto un dentista'. Da
qui ministorie di ossessioni come quella di un uomo che in un
autobus strapieno dice ripetutamente: "Non so cosa voglio, non
so cosa voglio".
Momenti irrilevanti, insomma, che assumono il valore di
archetipi universali. In questo caleidoscopio di frammenti di
vita tutta la vulnerabilità dell'esistenza, la sua bellezza
nella fragilità e, soprattutto, l'ossessione ottusa degli esseri
umani.
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