Il giudice di Los Angeles
Laurence Rittenband che 45 anni fa presiedette il processo per
stupro contro Roman Polanski disse privatamente agli avvocati
che si sarebbe rimangiato la promessa fatta al regista che si
era dichiarato colpevole di un reato minore per evitare di
andare in carcere. E' quanto emerge dalla trascrizione di una
testimonianza finora sotto segreto in cui l'allora sostituto
procuratore Roger Gunson affermo' che Polanski aveva ragione a
temere di finire dietro le sbarre ed e' per questo che nel 1978
fuggi' dagli Stati Uniti alla vigilia della sentenza.
Nella testimonianza, che risale al 2010, Gunson disse che il
giudice Rittenband, morto nel 1993, era intenzionato a rompere
la promessa di liberare Polanski dopo che funzionari dello stato
della California avevano determinato che non doveva piu'
scontare una pena.
L'avvocato di Polanski, Harnald Braun, rinnovera' adesso la
sua richiesta di far pronunciare la sentenza nei confronti del
regista senza che quest'ultimo debba rientrare negli Usa dove
teme di essere arrestato. Ma il processo per arrivare a una
conclusione della vicenda giudiziaria 'in absentia' si
preannuncia lungo e complicato. Braun ha chiesto che sia un
nuovo giudice ad occuparsi del caso in quanto quello attuale,
Sam Ohta, non viene considerato affidabile dall'entourage del
regista.
"Otha e' inutile", ha detto Braun a 'Variety', notando che il
giudice per 12 anni si era opposto alla pubblicazione della
trascrizione.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA