Steven Tyler ha chiuso con un concerto all' Auditorium Parco della Musica di Roma il suo mini tour italiano, proprio nello stesso luogo in cui, venti giorni fa ha suonato, con gli Hollywood Vampires, Joe Perry, l'altra metà della coppia che da quarant'anni guida gli Aerosmith. Steven Victor Tallarico, il nome con cui è registrato all'anagrafe di Yonkers (NY) il 26 marzo 1948, è uno dei numerosi protagonisti del rock che da qualche anno hanno scelto come punto di riferimento Nashville, capitale mondiale del Country, ma fin dai tempi di Elvis, centro di irradiazione creativa del Rock'n'Roll ma anche del Soul.
Nasce da qui, e dalla sua storica amicizia con Marti Fredericksen, collaboratore, produttore e autore degli Aerosmith dagli anni '90, l'idea della collaborazione con la "Loving Mary Band", un gruppo, fondato da Fredericksen, che mescola rock duro e Country, i suoni degli strumenti tradizionali (tipo il banjo) con la chitarra rock e il drumming potente di Sarah Tomek, punto di forza della band. Il concerto è la dimostrazione che Steven Tyler a 70 anni ha ancora voglia di divertirsi con il rock: è in ottima forma (nei giorni scorsi è stato anche fotografato sul lago di Como), il look, con capelli lunghissimi, intrecci di extension e abiti zingareschi attillati, è sempre lo stesso. E anche la voce, nonostante i decenni di acuti e di eccessi pantagruelici, regge bene. Il repertorio pesca ovviamente nel repertorio degli Aerosmith, ma anche in quello dei Beatles, di Janis Joplin, dei Led Zeppelin e anche da "We're All Somebody From Somewhere", il suo primo album solista uscito nel 2016, che è andato anche bene, visto che è entrato nella top 20 di Billboard.
C'è molto divertimento sul palco, le percussioni aiutano a dilatare le esibizioni, Tyler, che si impegna anche con bacchette e tamburi, è sempre stato uno showman trascinante e in questi concerti, al suo repertorio di entertainer, aggiunge anche il ruolo di sorridente capitano in campo, guidando i momenti di improvvisazione. Un concerto godibilissimo che, come accade spesso nei casi in cui una star, in questo caso superstar, si prende "una vacanza" solista, diventa un viaggio nella storia della musica fondato sulla passione per un lavoro che non ha paragoni. Il finale è travolgente: prima "Walk This Way", il pezzo che, grazie alla collaborazione dei Run DMC rilanciò la carriera degli Aerosmith dopo una profonda crisi legata alle dipendenze di Tyler e Perry (che all'epoca venivano chiamati i "Toxix Tweens" i gemelli tossici), e "Whole Lotta Love", uno dei titoli che hanno contribuito alla leggenda dei Led Zeppelin. Due storici riff di chitarra a confronto uniti dalla voce di uno dei più grandi performer del rock americano.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA