Il teatro Regio di Parma ha deciso
di inaugurare la stagione lirica (ma forse sarebbe meglio dire
di dare una preview rispetto alla tradizionale apertura di
gennaio per il patrono sant'Ilario con Carmen) con un nuovo
libretto di operetta dedicato a un teatro che non c'è più,
perché distrutto sotto i bombardamenti nella seconda guerra
mondiale.
Una dedica che - dopo il lockdown e le difficoltà delle sale
a riaprire - assume un significato molto attuale. E spiega
l'applauso partito dal pubblico alla prima scena quando il
baritono Alfonso Antoniozzi nella parte del suggeritore, dice
che "i teatri non si dovrebbero chiudere mai".
'Gran teatro Reinach' è un nuovo libretto, non una nuova
operetta perché in realtà si tratta di un pout-pourri più o meno
riuscito delle arie più famose di lavori come Cin Ci Là, Il
paese dei Campanelli e La vedova allegra, e il galop dell'Orfée
aux Enfers di Offenbach (il cancan). Lavori tutti eseguiti
realmente negli anni al Reinach, teatro da 1.500 posti costruito
nel 1871 come regalo alla città di Parma dal banchiere tedesco
Oscar Reinach, al fianco del teatro Regio. Teatro 'popolare' in
cui venivano organizzati anche incontri di boxe e che veniva
anche utilizzato come cinematografo. Italianizzato nel 1939 in
Paganini è stato però colpito nel bombardamento del 13 maggio
1944.
Ed è in quel giorno che viene ambientato il racconto -
scritto da Sergio Basile e messo in scena con la regia di Marco
Castagnoli - del suggeritore, triste all'idea del proprietario
di chiudere, che si trova ad accogliere un gruppo di partigiani
e partigiane che scappano dopo aver lanciato una bomba. E per
ingannare nazisti e fascisti che li cercano, li trasforma in una
compagnia d'operetta che prova uno spettacolo per il giorno
dopo.
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