Quello che esprimono queste
cechoviane Tre Sorelle, solo loro in scena (al Teatro India di
Roma fino a domenica 14 maggio), che propone Muta Imago con la
regia di Claudia Sorace, è un profondo disagio esistenziale che
arriva allo spasmo, a mutare accennati passi di danza in
agitazione spastica, e appaiono come chiuse in una prigione,
camminando inquiete lungo i lati del quadrato che limita lo
spazio scenico, quasi un ring in cui si lotta con la vita di
tutti i giorni nella villa di provincia da cui sognano di
fuggire e tornare a Mosca. Il tutto sottolineato e talvolta
esasperato dalle musiche elettroniche, magari una nota aspra,
stridente tenuta a lungo, o basse vibrazioni che arrivano allo
stomaco, elaborate dal vivo da Lorenzo Tomio.
Un Cechov destrutturato, con drammaturgia di Riccardo Fazi e
di cui restano solo alcune battute (anche se in locandina resta
come l'autore), tradotto in una rappresentazione fisica di quel
senso di sospensione che ci pare abbia fatto sì questo
drammaturgo sia diventato emblematico da un po' di anni e via
via espressione generazionale, esprimendo i sentimenti di chi si
sente prigioniero della situazione in cui vive, senza un futuro
che così uccide ogni progetto tramutandolo in illusione e
delusione. Solo di recente ecco un Giardino dei Ciliegi di Lidi,
uno Zio Vanja, per il quale "quando non c'è più vita vera, si
vive di miraggi", con regia di Roberto Valerio, ora queste Tre
Sorelle e nei prossimi giorni, a Firenze, debutta un altro
Giardino dei Ciliegi con regia di Roberto Bacci e i giovani
attori del Teatro di Toscana che saranno, emblematicamente, come
già nell'allestimento di Lidi, sempre tutti presenti in scena, a
mostrare un mondo che scompare travolto dal progresso, dalla
speculazione inesorabile, che non lascia spazio a sogni e
speranze.
Lo spettacolo è costruito sulla materia dei corpi delle tre
sorelle: Federica Doredei (Olga), Monica Piseddu (Mascia),
Arianna Pozzoli (Irina), tutte davvero brave nelle oro movenze
di danza, nell'esprimere insofferenza (attaccandosi qui anche a
un telefono), nell'agitazione disperata, agendo in un mondo di
oscurità e luci (curate da Maria Elena Fusacchia).
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