"Il colpo di mano dello
spostamento a Pescara di Confindustria regionale è stato messo a
segno, ignorando sia le formali rimostranze provenienti dal
sistema associativo che gli allarmi lanciati sulla stampa". Lo
ha detto in una nota il presidente di Ance L'Aquila, Gianni
Frattale, in relazione al trasferimento della sede legale di
Confindustria Abruzzo sulla costa.
"A questi allarmi - ha detto ancora - ha fatto seguito
l'unanime condanna della politica per un atto che umilia un
capoluogo di regione e indebolisce il territorio delle zone
interne, già ampiamente depredato in passato". Sull'ipotesi si
era levato un coro di no bipartisan nelle scorse settimane,
visto il giusto interesse pubblico dei risvolti di tale scelta,
ma che non è servito a scoraggiare il piano: il presidente
confindustriale Silvano Pagliuca, ha convocato a stretto giro il
Consiglio di Presidenza per procedere all'immediata approvazione
del nuovo Statuto che sancisce il trasferimento della sede
legale. Alla seduta non hanno partecipato, in segno di protesta,
Ance Abruzzo e Confindustria L'Aquila, motivando l'assenza con
una legittima richiesta di una democratica discussione
preliminare sull'iniziativa, prima di procedere al voto del
documento.
"La sensazione è che si sia perso il buon senso - ha detto
ancora Frattale - è stata messa in atto un'operazione di
assoluta e gratuita arroganza condotta in spregio del rispetto
istituzionale fra territori e che, soprattutto, mette a rischio
l'unità, la serenità e quindi la rappresentatività di un
organismo che dovrebbe tutelare una parte importante del tessuto
produttivo della regione, di cui l'Ance è parte. Questa
decisione, presa unilateralmente e con spirito predatorio, crea
una profonda crepa difficile da risanare, all'interno di un
sodalizio che per essere efficace e forte nella sua azione deve
tutelare gli interessi di tutti, in egual misura, e non di una
parte a svantaggio di un'altra".
Una scelta da inquadrare anche nella prospettiva regionale.
"Dopo questa mossa - ha concluso Frattale - sarà difficile
convincere L'Aquila, e l'opinione pubblica, sull'equanimità e
l'equilibrio di cui sono capaci i vertici regionali, a meno che
non si cambino i rappresentanti".
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