(di Titti Santamato)
Ha il nome di un cattivo della
letteratura e del cinema il nuovo virus malevolo che sta
circolando nel mondo da qualche settimana. Si chiama Voldemort,
come il mago oscuro della saga Harry Potter, si camuffa da email
del fisco e ha colpito oltre 70 organizzazioni nel mondo, anche
in Italia. I cybercriminali lo stanno utilizzando per sottrarre
dati sensibili alle loro vittime, fra le realtà prese di mira ci
sono tante compagnie assicurative.
A rivelarlo è il Threat Research Team di Proofpoint, un
società di cybersecurezza che ha identificato la nuova campagna
malevola a partire dallo scorso 5 agosto. Secondo i ricercatori,
nel corso di queste settimane i cybercriminali hanno inviato
alle loro vittime circa 20.000 messaggi di posta elettronica
spacciandosi per le autorità fiscali di Europa, Asia e Stati
Uniti. In Italia si sono finti l'Agenzia delle Entrate. Con il
pretesto di notificare documenti ufficiali, gli hacker si sono
infiltrati all'interno dei sistemi delle vittime. Hanno
raggiunto più di 70 organizzazioni, al culmine della loro
attività anche 6.000 in un solo giorno.
Il veicolo del malware è l'oramai noto phishing. Le email,
infatti, non sono altro che un'esca che impersona le autorità
fiscali di un Paese e comunica alle vittime che ci sono
informazioni fiscali aggiornate includendo link a documenti
associati. Se la vittima interagisce viene indirizzata su un
sito malevolo e scarica il malware.
Voldemort, come hanno constatato i ricercatori, ha notevoli
capacità di raccolta dei dati anche attraverso l'esfiltrazione o
l'eliminazione di file. Tanto che, osservando il fenomeno, sono
arrivati alla conclusione che i criminali informatici hanno "un
interesse maggiore per lo spionaggio che per un ritorno
finanziario". Circostanza che fa pensare come dietro questa
campagna malevola si possa nascondere un attore più minaccioso
di quanto appare.
Secondo l'analisi, oltre la metà delle organizzazioni prese
di mira appartengono ai settori assicurativo, aerospaziale, dei
trasporti e dell'istruzione. Nonostante i numerosi dettagli
tecnici i ricercatori non sono però riusciti a identificare con
precisione gli attori di questa minaccia: "Riteniamo - affermano
- che si tratti probabilmente di un'attività di spionaggio
condotta per supportare obiettivi finali ancora sconosciuti".
Per difendersi da questa campagna malevola, Proofpoint consiglia
di limitare l'accesso ai servizi di condivisione di file esterni
ai server affidabili.
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