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>>>ANSA/ Confindustria, crescita rallenta, rischi competitività

>>>ANSA/ Confindustria, crescita rallenta, rischi competitività

Cinque i nodi. Pesa anche il fine corsa degli investimenti

ROMA, 22 ottobre 2024, 18:26

Redazione ANSA

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"Rallenta la crescita in Italia". È il campanello d'allarme suonato dal centro studi di Confindustria che ha limato le previsioni del Pil sia per il 2024 che per il 2025 e che, con il rapporto di autunno sulle previsioni economiche, ha messo a fuoco cinque "nodi della competitività": diversi fattori che "nei prossimi anni mettono a rischio la crescita del Paese".
    La previsione degli economisti di via dell'Astronomia è di una crescita del Pil che si ferma al +0,8% quest'anno ed al +0,9% il prossimo. Pesa, tra l'altro, il fine corsa degli investimenti dopo la robusta crescita dal 2021 al 2023: si fermano quest'anno al +0,5%, e sono visti in calo dell'1,3% nel 2025. E pesa l'edilizia per lo stop agli ecobonus, con una parziale compensazione dal Pnrr.
    Dal rapporto emerge "una grande complessità globale" e "con grande evidenza una perdita di competitività dell'Unione Europea", rileva la vicepresidente di Confindustria che ha la delega per il centro studi, Lucia Aleotti, che, tra i vari temi toccati in un ragionamento più ampio, sottolinea anche la sfida del Pnrr "straordinariamente importante per il Paese" e avverte: "Dobbiamo anche cominciare a pensare al post Pnrr". E c'è il tema del green deal e del suo impatto sull'industria, a partire dalla forte crisi dell'automotive: un "punto cruciale" è "il dovere di ribadire con forza che le politiche europee non possono ignorare le conseguenze che generano sulle imprese" che "vogliono essere sempre più sostenibili", sono pronte a sostenere le sfide green ma - sottolinea ancora Aleotti - "si può camminare in questo percorso senza dover desertificare industrialmente il nostro continente, senza creare disoccupazione, senza rinunciare ai nostri standard sociali".
    Lo scenario dettagliato a 360 gradi dal centro studi degli industriali, diretto da Alessandro Fontana, ha quindi approfondito impatto e possibili correttivi per cinque fattori di rischio per la crescita del Paese. Il primo è la carenza di lavoratori, che già oggi è un problema": nel quinquennio 2024-2028 - stima il Csc - il disallineamento con la domanda di lavoro delle imprese salirà ad una quota pari a 1,3 milioni di lavoratori. Considerando gli ingressi già previsti dal decreto flussi "il mismatch potrebbe essere colmato ampliando gli ingressi di lavoratori stranieri di circa 120mila l'anno".
    Poi i "costi di alloggio troppo elevati rispetto a produttività e quindi salari": è un freno alla mobilità dei lavoratori, nasce da qui il pressing per il 'piano casa' che il presidente degli industriali Emanuele Orsini ha messo tra le priorità della sua agenda. A frenare la competitività anche "i prezzi del gas e dell'elettricità che sono ancora più alti in Italia, sia rispetto agli altri grandi Paesi europei come Francia e Germania, sia rispetto agli Stati Uniti". Sotto esame anche le dinamiche del crollo del settore auto ed i costi delle emissioni di CO2 tra il "sempre più stringente sistema Ets parallelamente all'operatività del Cbam", il 'meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere'.
   

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