(di Paolo Rubino)
"In momenti difficili come questo
servono misure straordinarie e coraggio straordinario. Abbiamo
bisogno che il nostro governo abbia coraggio e che l'Europa
cambi rotta", avverte il presidente di Confindustria, Emanuele
Orsini. Invoca "politiche serie che mettano al centro
l'industria" presentando "Numeri che ci devono far riflettere",
le previsioni economiche degli economisti di via dell'Astronomia
che evidenziano la crescita che frenata, quanto gli investimenti
siano "in caduta", e come per l'industria italiana "il declino
rischia di diventare strutturale".
Con le stime di primavera, il centro studi di Confindustria
ha rivisto al ribasso dal +0,9 al +0,6% la previsione per il Pil
2025 e vede in crescita dell'1% il Pil 2026. Incide un clima di
incertezza "al massimo storico" legato anche alla guerra dei
dazi che "pesano come un conflitto commerciale". E' lo scenario
più favorevole: ipotizza che "l'impennata di incertezza duri per
la prima metà del 2025" e "non include l'effetto di ulteriori
dazi e contro dazi". Può anche andare molto peggio: "Lo scenario
peggiore di un'eventuale escalation protezionistica" - avverte
Confindustria - comporterebbe un ulteriore rallentamento del Pil
con uno scostamento "del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026",
riducendo quindi la crescita attesa al +0,2% nel 2025 ed al
+0,4% nel 2026.
"Dobbiamo soprattutto puntare un grande faro sul
rallentamento negli ultimi mesi degli investimenti produttivi,
proprio ciò che è stato il booster dell'economia italiana",
avverte la vicepresidente di Confindustria con delega al centro
studi, Lucia Aleotti: "Servono politiche per far ripartire in
maniera esplosiva gli investimenti: non è la migliore risposta
anche ai dazi ai americani, è l'unica risposta possibile". E
"dobbiamo riuscire a convincere le imprese che l'Italia è il
miglior Paese per investire, dobbiamo convincere a non spostare
la base produttiva". Serve "una operazione di politica
industriale straordinaria". La risposta alla guerra dei dazi
deve anche essere quella di "rendere più attrattiva l'Europa"
per le imprese, "di evitare una fuga negli Stati Uniti", rileva
il direttore del Centro studi di Confindustria, Alessandro
Fontana.
L'allarme di Confindustria è rilanciato anche dalla Cgil:
"Previsioni allarmanti, un vero e proprio disastro su cui il
Governo e il ministro Urso hanno precise responsabilità. Ma non
stupiscono affatto, e confermano un trend negativo che non ha
eguali nella storia recente del Paese", commenta il segretario
confederale Pino Gesmundo.
"I Comuni sono decisamente allarmati per i dazi Usa. Un calo
drastico delle esportazioni può generare chiusure di fabbriche,
licenziamenti e disagio sociale per centinaia di famiglie",
avverte l'Anci con il vicepresidente Osvaldo Napoli.
Rischi di tenuta per i conti pubblici? "Non penso che sarà
necessaria una manovra correttiva, anche se è presto per fare
previsioni di questo tipo. Non c'è dubbio, però, che per
affrontare i dazi dobbiamo mettere in campo delle contromisure",
dice il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi.
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