I dazi di Donald Trump rischiano di costare caro all'Italia. Proprio la forza del made in Italy negli Stati Uniti, dove vengono realizzate oltre il 10% delle esportazioni nazionali, potrebbe trasformarsi in un boomerang.
L'Italia è, secondo molte analisi, tra i Paesi europei più esposti alla stretta commerciale annunciata da Washington, insieme alla Germania.
EXPORT. L'export italiano negli Usa ha superato i 64 miliardi di euro nel 2024, secondo l'Osservatorio economico sui mercati esteri del Governo, con una crescita di oltre il 42% dal 2019 e un leggero calo rispetto al 2023. Tra i Paesi europei, solo la Germania esporta di più.
LE IMPRESE VULNERABILI. Le imprese più a rischio, secondo l'Istat, sono 3.300 aziende che risultano "vulnerabili" rispetto agli Stati Uniti. Vendono soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti meccanici come turboreattori e turbopropulsori, gioielleria, cibo, vino, olio e mobili.
I SETTORI PIÙ ESPOSTI. Il Centro studi Confindustria segnala che i settori dove le esportazioni americane pesano di più sono quelli delle bevande (negli Usa il 39% dell'export extra Ue), gli autoveicoli (30,7%), gli altri mezzi di trasporto (34%) e la farmaceutica (30,7%). Secondo la Svimez, in caso di dazi al 20% l'agroalimentare, il farmaceutico e la chimica, rischiano una perdita delle esportazioni tra il 13,5 e il 16,4%. Moda e mobili si difenderebbero meglio, e andrebbero incontro a un -2,6%. La Coldiretti indica, solo per il vino, costi di 6 milioni al giorno per le cantine italiane.
I TERRITORI PIÙ COINVOLTI. Le regioni potrebbero essere colpite in modo differenziato dalle nuove tariffe. Per la Liguria, la Campania, il Molise e la Basilicata, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco. Mentre, in assoluto, sono Lombardia, Emilia Romagna e Toscana le regioni con più vendite oltreoceano (dati Istat 2023). Secondo la Cgia di Mestre, le regioni del Mezzogiorno - in particolare Sardegna, Molise e Sicilia - sarebbero le più a rischio, a causa della scarsa diversificazione delle loro esportazioni.
L'IMPATTO COMPLESSIVO. Nei mesi scorsi, alcune analisi hanno stimato quale potrebbe essere il possibile impatto di nuovi dazi statunitensi, in attesa di conoscere le misure effettivamente adottate. Svimez ha calcolato che dazi al 10% su tutti i prodotti porterebbero a un calo del Pil italiano dello 0,1%, una perdita di 27 mila posti di lavoro e una riduzione del 4,3% dell'export. Nel caso di dazi al 20%, l'impatto sarebbe sostanzialmente il doppio. Una simulazione di Prometeia calcola un possibile costo per l'economia italiana tra i 4 a i 7 miliardi di euro, nelle ipotesi di un aumento dei dazi di 10 punti percentuali solo sui prodotti già sottoposti a tariffe o di una stretta analoga generalizzata.
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