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Per Meloni truppe solo con Onu, Salvini frena ancora

Per Meloni truppe solo con Onu, Salvini frena ancora

Tajani,Kiev nella Nato? Vediamo dopo guerra. No a ipotesi Macron

ROMA, 25 febbraio 2025, 21:16

Paolo Cappelleri

ANSACheck
Un soldato italiano all 'estero - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un soldato italiano all 'estero - RIPRODUZIONE RISERVATA

 Giorgia Meloni non crede nell'idea di Emmanuel Macron di schierare truppe europee di interposizione in Ucraina, che il presidente francese ha sostenuto anche nel faccia a faccia con Donald Trump alla Casa Bianca. "Non è la soluzione più efficace", spiegano da Palazzo Chigi, dove si valuterebbe invece "una missione internazionale sotto l'egida dell'Onu in un contesto di pace". La "disponibilità" italiana a questo scenario è confermata anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre l'altro vicepremier, Matteo Salvini frena. "Nessuno ci ha chiesto neanche un soldato. Quando ce lo chiederanno ne parleremo - spiega il leader della Lega -. Noi abbiamo già migliaia di soldati italiani in giro per il mondo, prima di mandarne altri sarei molto cauto".


Lo scenario, si ragiona in ambienti di maggioranza, sarà più chiaro il 6 marzo, quando è in programma il Consiglio europeo straordinario proprio sull'Ucraina e sulla difesa europea. E nel frattempo si attendono le prime mosse del cancelliere in pectore Friedrich Merz, da cui si potranno intuire le intenzioni del suo governo, destinato a "virare verso destra". Intanto si è preso la scena Macron, con la sua missione a Washington e prima ancora i due summit a Parigi: iniziative che hanno generato qualche nervosismo ai piani alti del governo. "Ma il protagonismo di Macron - assicurano i meloniani - è la nostra ultima preoccupazione. Dovremmo tutti cercare di alzare lo sguardo, in questo frangente delicato non ci sono problemi di protagonismi e gelosie". Intanto Meloni ha ringraziato il presidente americano per gli elogi nei suoi confronti, pronunciati nello Studio Ovale accanto al presidente francese.
La premier ha dato la sua disponibilità per il summit di domenica a Londra, dedicato al rilancio di un progetto di difesa comune. E nelle prossime ore parteciperà, assieme agli altri leader Ue, a una videoconferenza in vista del vertice Ue. E in questa occasione Macron illustrerà un resoconto della sua visita alla Casa Bianca. A Roma,comunque, hanno già bocciato la sua idea di schierare truppe di interposizione. Nella convinzione che diversi altri Paesi sosterranno la stessa posizione. "Non c'è mai stata - osserva il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari - una forza di interposizione internazionale tra due eserciti di questa portata. Da entrambi i lati ci sono più di un milione di soldati armati e non vedo bene quale sia la forza di interposizione tra questi due eserciti". Tajani conferma che "se si deve fare una zona cuscinetto bisogna mandare delle truppe sotto la bandiera delle Nazioni Unite, e nel caso ci può essere anche una disponibilità italiana, come c'è per la Palestina, ma sempre con la corresponsabilità di tutti". Si tratta di uno scenario non immediato. Ma la Lega già predica "cautela". Un invito che Salvini accompagna con critiche all'Ue ("Se sei un soprammobile non puoi stupirti se non sei invitata al tavolo") e lodi a Trump: "In un mese è cambiato il mondo e ha fatto più lui...".


Sulle mosse e gli affondi del presidente Usa Meloni continua sulla linea del silenzio, nella convinzione che non sia utile commentare "dichiarazioni estemporanee". Nessun cambio di rotta, assicurano i suoi. Si aspetta di vedere le condizioni dell'accordo una volta definite. Per Roma la chiave sono le garanzie di sicurezza per Kiev. Secondo Fazzolari, braccio destro della premier, "un pieno coinvolgimento dell'Ucraina nella Nato sarebbe l'opzione di sicurezza più solida". Ma Tajani sostiene che "in questo momento non c'è l'ipotesi che possa entrare nella Nato, perché intanto deve finire la guerra. Quando finirà la guerra se ne discuterà".
Tutti d'accordo, invece, che non sarebbe accettabile una spartizione dell'Ucraina senza che il suo popolo sia d'accordo: "Non so chi avrà il fegato di farlo...", nota Fazzolari, in prima fila alla presentazione dei risultati della vendita alla medaglia celebrativa "Due anni di resistenza ucraina", realizzata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, e distribuita da Poste italiane. Ne sono state vendute circa 8mila e il ricavato è stato devoluto al centro di riabilitazione Unbroken Kids, nell'ospedale pediatrico Saint Nicholas di Leopoli. 

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