ROMA, 25 OTT - Solo Ugo Tognazzi (di cui ricorrono i 25 anni della morte) ha davvero interpretato il vero italiano medio e l'ha fatto senza troppi vezzi, senza facili maschere. Da qui un prezzo alto da pagare. Quello di essere uno specchio in cui nessuno si voleva davvero vedere. Troppa somiglianza. Meglio ridere con la maschera 'provinciale' di Nino Manfredi, con quella, a tutto tondo, di Alberto Sordi e con quella attoriale, con derive da commedia, di Vittorio Gassmann. Insomma tra i cosiddetti 'colonnelli della risata' era il più anomalo perché il più normale. Nato a Cremona il 23 marzo del 1922 e morto a Roma il 27 ottobre del '90, Tognazzi era un degno figlio della pianura padana, terra sospesa tra la pragmatica Lombardia e la grassa e goduriosa Emilia. Figlio di un assicuratore, debutta a quattro anni al teatro Donizetti di Bergamo. Poi si impiega come operaio alla Negroni a soli 14 anni. Notato da Wanda Osiris, debutta nella rivista insieme a Walter Chiari e poi, al cinema, con I cadetti di Guascogna di Mario Mattoli. Tra i suoi maestri, Giorgio Simonelli, Carlo Ludovico Bragaglia, Giorgio Bianchi e Camillo Mastrocinque.
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