"La prima volta ho incontrato
Costanzo due anni fa. Pensavo di trovarmi davanti un giornalista
anticlericale, un po' un mangiapreti, e invece ho incontrato una
persona accogliente, amorevole, che mi ha rivolto subito una
battuta: è un prete vero? Ci provo, gli ho risposto". E' il
racconto di don Walter Insero, durante l'omelia ai funerali di
Maurizio Costanzo. "Mi colpì perché mi raccontò la sua infanzia,
la sua parrocchia in zona piazza Bologna, e parlò di quanto
lavoro fanno le parrocchie sul territorio, riuscendo ad
avvicinare le persone fragili, rendendo un servizio spirituale e
sociale. E alla fine mi disse: mi sa che dovrò venire da lei...
Dottor Costanzo - gli risposi - non accetto prenotazioni. E poi
mi confidò un desiderio: potere un giorno, quando il Signore lo
avrebbe chiamato a sé, pregare per lui", continua Insero. Poi
gli inizi della carriera, Paese Sera, il Tour de France:
"Maurizio era un uomo molto intelligente, estremamente curioso,
portato sempre a cercare novità, a scoprire, non riusciva a
stare fermo, era molto attivo, anche negli ultimi giorni in
clinica". Nel ritratto di don Insero, Costanzo "è stato un uomo
umile, leale, manteneva la parola data e rispettava opinioni
degli altri, senza giudicare le diversità, propenso a capire le
ragioni degli altri. Era tendenzialmente pigro, amava la Roma,
non era uno sportivo praticante. Voleva ascoltare gli altri,
conoscere le persone, le loro storie, intuiva prima di ascoltare
il carattere delle persone". E poi "era molto goloso, so che gli
veniva spacciato del cioccolato fondente di nascosto",
sottolinea mentre Maria De Filippi accenna un sorriso. Verso i
suoi cari "ha avuto un forte senso protezione, ma ha aiutato
anche tanti artisti nel momento del bisogno", ricorda ancora
Insero. "Non dava importanza al denaro, non era avido, riusciva
a dosarlo per condividerlo con gli altri".
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