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(di Paolo Biamonte) E a Roma poi
arriva Bruce. Bastano poche note di "My Love Will Not Let You
Down" per spazzare tutti i dubbi. Sono passati sette anni da
quando aveva suonato al Circo Massimo e ci sono di nuovo 60 mila
anime scelte del popolo del Boss, rassicurate dal fatto che
accanto a Springsteen c'è ancora la E Street Band, la più
potente macchina da live che il rock abbia prodotto negli ultimi
decenni. Tutti insieme per celebrare questo magnifico rito
alimentato dal fatto che queste canzoni sono pezzi di vita di
tutti quelli che le conoscono e che dal vivo acquistano una
dimensione diversa, percorse come sono da un'energia
incontenibile. A Roma ha piovuto durante la giornata ma è quasi
inutile dire che le condizioni meteo e il fango non hanno
scoraggiato nessuno. Puntuale alle 19.30 Bruce Springsteen sale
sul palco: le polemiche per il concerto di Ferrara sono
superate, soprattutto sono superati i timori di quanti pensavano
di vedere un artista in declino. Il Boss oggi indossa le
sneakers e non più gli stivali, per lui una sorta di rito di
passaggio verso un'età diversa. Rispetto al passato il concerto
è più simile a uno show tradizionale, nel senso che la scaletta
è più o meno la stessa di tutte le altre tappe e la durata è
"solo" tre ore: al rito sono stati tolti il momento dei brani a
richiesta e quella tensione ad andare oltre i limiti di chi è
sul palco e di chi ascolta, quando le varie città si sfidavano
su quale concerto avesse stabilito il record di durata (il
calcolo scattava dopo le quattro ore). Qualcuno dei musicisti
mostra i segni di interventi di chirurgia, Bruce non corre, non
sfida l'età come fa Mick Jagger, non sale più i gradini del
palco saltando ma fa quello che deve fare: il concerto di uno
dei più grandi rocker della storia. La E Street Band continua ad
essere una macchina da musica straordinaria. E in questa
versione "Big Band" aumenta la sua potenza di fuoco, senza
perdere la capacità di cogliere anche le minime sfumature.
"Ghost of my Hometown" si arricchisce di tamburi e fiati da
fanfara, "No Surrender" è un chiaro messaggio al pubblico e al
mondo, con Steve Van Zandt che suona una chitarra con i colori
della bandiera ucraina. Poi arrivano in sequenza "Darkness on
the Edge of Town", "Promise Land", prima di una versione
torrenziale e travolgente di "Kitty's Back". Da vero Boss, Bruce
si è ripreso il ruolo di chitarra solista, con il suo stile
aggressivo: Steven sul palco suona l'essenziale ma conferma di
essere una delle seconde voci più importanti del rock. A Nils
Lofgren, il chitarrista che umiliò un giovane Springsteen e la
sua band al primo concerto della carriera a San Francisco, si
abbandona a uno dei suo assoli da super virtuoso solo in
"Because The Night", che continua ad essere uno dei momenti più
intensi del concerto. "Nightshift", pescato dal recente album di
cover soul "Only The Strong Survive", aveva fatto storcere la
bocca a più di un fan: dal vivo il brano dei Commodores diventa
una celebrazione della Black Music con i coristi a disegnare
vocalizzi. "Mary's Place" e l'amatissima "E Street Shuffle"
precedono il primo momento di pausa, con l'acustica "Last Man
Standing" dedicata al fondatore dei Castiles, la prima band di
Bruce, George Theiss, morto nel 2018. "Siate buoni con voi
stessi e con chi amate" dice Springsteen nella presentazione.
Poi comincia una sequenza ininterrotta di classici, "She's The
One", "Badlands", aperta da uno dei più iconici fill di batteria
di sempre, "Thunder Road", con l'intera prima strofa cantata in
coro dal pubblico, "Born In The Usa" dove Max Weinberg sprigiona
tutto il suo virtuosismo da erede dei grandi batteristi da Big
Band, "Born To Run", "Bobby Jean". Il concerto si avvia alla
fine: in "Glory Days" rinasce la coppia da cabaret
Springsteen-Van Zandt, "Dancin' In The Dark", "Tenth Avenue
Freeze Out", con le immagini di Clarence "Big Man" Clemmons e di
Danny Federici, i due componenti storici che non ci sono più. Si
chiude con Springsteen da solo con la chitarra a salutare i fan
innamorati con "I'll See You In My Dreams". Poco meno di tre ore
con la E Street Band con i vecchi amici Roy Bittan piano e
sintetizzatori, Nils Lofgren chitarra e voce, Garry Tallent
basso, Stevie Van Zandt chitarra e voce, Max Weinberg batteria,
Soozie Tyrell violino, chitarra e voce, Jake Clemons sassofono,
Charlie Giordano tastiere cui si aggiungono l'ormai consueta
sezioni di fiati e quattro coristi. Ad assistere al concerto una
line up di star e rock star da Oscar: Sting, Nick Mason dei Pink
Floyd, Nick Cave, Lars Ullrich dei Metallica, più Chris Rock,
Isla Fisher, Woody Harrelson. Tra gli attori italiani Edoardo
Leo, Luca Marinelli e Giuseppe Battiston. Nessuno può sfuggire
alla magia di un concerto di Springsteen: il tempo passa anche
per lui che ormai è un uomo ricchissimo (ha venduto il suo
catalogo per 500 milioni di dollari), frequenta gli Obama e gli
Spielberg e non è più l'eroe blue collar di un tempo: la voglia
di essere ancora The Boss non l'ha persa perché in fondo anche
lui sa che il mondo è pieno di gente che grazie a lui ha scelto
di non arrendersi. Bruce Springsteen e la E Street Band
torneranno in Italia il 25 luglio all'autodromo di Monza.
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