Dall'Università di Pisa le prime
linee guida a livello nazionale per proteggere la street art da
degrado, vandalismo e agenti atmosferici con un progetto,
Superstar, coordinato dagli esperti del Dipartimento di chimica
e chimica industriale dell'ateneo, finanziato dal ministero
dell'Università.
Nei tre anni del progetto, ricercatori e ricercatrici hanno
testato e validato tecniche e protocolli sui più importanti
murales d'Italia, tra cui 'Tuttomondo' di Keith Haring, situata
su una parete del convento di Sant'Antonio a Pisa e 'Necesse'
realizzato a Milano dopo la pandemia su una parete di 1300 metri
quadrati su cui, dopo la diagnosi in sito e le analisi
spettroscopiche, sono stati applicati rivestimenti protettivi
per testare la resistenza agli agenti atmosferici.
"Le strategie di conservazione e di valorizzazione della
street art sono ancora oggi lacunose e lontane dall'essere
chiaramente definite - spiega Francesca Modugno dell'Università
di Pisa - il progetto rappresenta una svolta da questo punto di
vista. Le linee guida sviluppate si basano su un approccio
scientifico multidisciplinare e tengono conto di diversi aspetti
legati alla protezione, al monitoraggio e al restauro delle
opere urbane". Si parte dalla documentazione e dal monitoraggio
attraverso fotografie ad alta risoluzione, rilievi
multispettrali e analisi chimico-fisiche per identificare
materiali e tecniche pittoriche. L'utilizzo di sensori, immagini
satellitari e rilievi spettroscopici può aiutare a individuare
precocemente fenomeni di degrado come sbiadimento dei colori o
distacco della pittura. Il passo successivo sono i metodi di
pulizia, con laser selettivi e solventi green per rimuovere
graffiti vandalici senza danneggiare la pittura originale. Una
ulteriore linea di ricerca ha riguardato la protezione delle
opere da umidità e inquinanti atmosferici, grazie
all'applicazione di protettivi.
"Ma è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali, le
comunità e gli artisti per sensibilizzare sul tema e stabilire
interventi preventivi a più livelli", sottolinea la
professoressa Ilaria Degano, membro del team di ricerca del
dipartimento di chimica. Il progetto, finanziato dal Miur, ha
coinvolto altre quattro Università italiane (Torino, Bologna,
Milano e Venezia) e il Cnr, con il supporto di enti e
amministrazioni locali.
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