La nuova pelle non è la tuta tinta di azzurro che lo ha avvolto per sei Olimpiadi e altrettante medaglie. E non è fatta di traiettorie da ripassare a memoria prima di lanciarsi nel budello ghiacciato. I Giochi numero sette di Armin Zoeggeler sono altro: a PyeongChang il Cannibale dello slittino deve spingere gli altri a correre giù veloci. Un esercizio nuovo. "Prima pensavo solo a me, a quello che avrei dovuto fare in gara: ora mi devo occupare della squadra, è un'esperienza nuova, è tutto molto diverso. Del resto è la prima Olimpiade senza competizione per me. Ma la nuova vita mi piace" racconta il campione di Merano, dt della nazionale, mentre al villaggio atleti con la cerimonia dell'alzabandiera si è insediata ufficialmente la delegazione azzurra.
Lo slittino senza Armin è un po' come il mare senza il sole, però anche da 'grande capo' come lo chiamano gli azzurri sta tirando su una squadra competitiva: che sarà in gara subito sabato, con le prime due discese della prova individuale. "Le aspettative sono buone - racconta Zoeggeler, due ori, un argento e tre bronzi olimpici - è un team molto giovane, il più grande ha 27 anni e il più giovane 18. Faranno delle buone prove, spero, poi dire se porteranno a casa la medaglia chissà".
Riflettori su Dominik Fischnaller, in gara anche il cugino Kevin, Emanuel Rieder. E poi ci sono le due squadre di doppio Rastner-Rieder e i più giovani Malleier-Nagler. Alla cerimonia i ragazzi non vanno, mentre ci saranno le due donne Sandra Robatscher e Andrea Voetter. L'Italia senza Zoeggeler soffrirà la mancanza di un campione: "In effetti c'è bisogno di un leader, ma si costruisce nel tempo con pazienza e tanto lavoro. Questi ragazzi devono ancora crescere - dice - ma sono molto orgoglioso, ho scelto la squadra, sono giovani: mancano di esperienza, ma sono fiducioso per il futuro". Quello di Zoeggeler fuori dalla pista potrebbe riservare un posto nel Cio, commissione atleti. Sulla vicenda russi, Armin ha le idee chiare: tra gli squalificati dal Cio c'è anche quel Demchenko che a Sochi quattro anni fa arrivò davanti a lui. Ma il caos dei ricorsi, tra Tas, stop e riammissioni, ha lasciato molte ombre e poca chiarezza. Anche sulla possibilità che Zoeggeler possa veder tramutato il suo bronzo in argento. "A me non cambia niente, la mia medaglia l'ho vinta - dice - Serve comunque un taglio netto, una nuova era. Certo tutto questo è arrivato tardi, sono passati quattro anni, mi viene da ridere.
Forse dovevano decidere prima". Contento del dialogo riaperto tra le Coree ("Lo sport unisce, fa sempre bene"), ora aspetta di vivere la sua prima Olimpiade senza grattare sul ghiaccio. Alle prossime di Olimpiadi però Zoeggeler potrebbe essere di nuovo tra gli iscritti: non Armin, ma Nina: la sedicenne figlia del campione ha ereditato da papà la 'malattia' della slitta.
Già testata in coppa del mondo a 16 anni aspetta la sua chance. olimpica. Un'altra sfida per Zoeggeler.
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