I costi per i ricoveri Covid senza
terapia intensiva in Umbria hanno fatto registrare una perdita
economica del 94 per cento, mentre i costi per i ricoveri Covid
con terapia intensiva hanno fatto registrare una perdita
economica del 140 per cento. Entrambi i dati secondo il
Tariffato Drg-Costi: è quanto emerso in un incontro che si è
tenuto nella sede della Giunta regionale di palazzo Donini a
Perugia con diretta online, durante il quale il Network italiano
sanitario e la Regione Umbria hanno presentato e analizzato i
dati dello "Studio Bussola" sui costi standard dell'area
infettivologica, con particolare riferimento ai ricoveri con
diagnosi Covid e Hiv nell'anno 2020.
Questi gli obiettivi del progetto Bussola: elaborare i costi per
episodio di ricovero secondo la metodologia del Clinical
Costing, creare una banca dati per determinare dei valori di
riferimento gestionali per tipologia di "output" (regime di
ricovero, Drg, fascia di età, intervento chirurgico principale),
fattore produttivo (medici, infermieri, farmaci, dispositivi
sanitari e chirurgici, eccetera) e macro attività (degenza
intensiva e non, sala operatoria, radiodiagnostica, patologia
clinica, eccetera).
Lo studio Bussola ha preso in esame i dati di 62 ospedali in 14
regioni, tra cui l'Umbria, che sono associate al N.i.san.,
l'associazione scientifica che dal 2009 elabora i costi dei
ricoveri e dei relativi standard economici e tecnici attraverso
opportuni sistemi di indicatori. L'indagine condotta sui presidi
ospedalieri delle quattro aziende sanitarie della regione Umbria
ha determinato i costi di 97.159 episodi di dimissione
complessivi.
"Più analiticamente - ha spiegato Alberto Pasdera, coordinatore
scientifico N.I.San. - è stata effettuata una specifica analisi
organizzativo-gestionale per ogni aggregazione di risorse
(personale, farmaci, dispositivi chirurgici/sanitari, ecc.) per
ciascuna delle 380 unità di diagnosi e cura e servizi
tecnico-amministrativi delle aziende. Dai dati raccolti emerge
che i ricoveri con diagnosi Covid sono stati 2.967 (di cui 427
con terapia intensiva), pari al 3% del numero complessivo delle
dimissioni e del 5,8% dei costi totali".
L'analisi dei Drg - spiega la Regione - mostra una differenza
significativa tra i costi Covid senza terapia intensiva, con un
minimo di 7.360 euro, e quelli che invece hanno richiesto la
terapia intensiva che arrivano a 72.201 euro.
"Il progetto Bussola - ha spiegato la presidente Tesei - ha
riguardato ospedali di tutta Italia e l'Umbria è una delle poche
realtà che ha partecipato come Regione con tutti i presidi
ospedalieri delle quattro aziende sanitarie, con l'azienda
ospedaliera di Terni individuata come capofila. Oltre che alle
direzioni delle quattro aziende, il ringraziamento va a tutto il
personale dei vari uffici e servizi che ha lavorato nella
raccolta dati, in un periodo già particolarmente impegnativo e
sovraccaricato dall'emergenza Covid. Si tratta di un lavoro
importante che ci apre a un confronto stabile e costruttivo con
un gruppo di ospedali italiani. La raccolta dei dati - ha
concluso la presidente - è fondamentale, ma al centro della
lettura dei costi va sempre messa l'appropriatezza delle cure e
degli interventi rivolti ai cittadini. Se c'è appropriatezza,
riusciamo a garantire le prestazioni migliori. Bisogna quindi
puntare prima su una buona organizzazione e questo sicuramente
permetterà anche il pareggio dei conti".
"Il lavoro che viene illustrato oggi - ha detto l'assessore alla
Salute, Luca Coletto - è molto importante. Lo studio sui costi
standard è partito nel 2013 come strumento quasi necessario per
mantenere alta la qualità e l'appropriatezza delle cure del
servizio sanitario nazionale che ricordiamolo, è su base
universale. Proprio per questo - ha aggiunto - abbiamo l'obbligo
di monitorare e dare dei compiti ben definiti alle strutture".
Coletto ha quindi ringraziato "l'azienda ospedaliera di Terni
che ha voluto questa sperimentazione, i professionisti per
questa collaborazione che ha permesso di portare avanti studio,
nonché tutti i professionisti del servizio sanitario regionale
che con il loro grande impegno e lavoro hanno permesso di
limitare i costi legati alla gestione Covid".
"Per la sostenibilità del nostro Ssn - ha precisato il direttore
dell'azienda ospedaliera di Terni, Pasquale Chiarelli - è
necessario cambiare paradigma e passare dalla logica del
risparmio e dei tagli lineari a quella della corretta
allocazione e del corretto impiego delle risorse; questo per
evitare che il 'conto' delle inefficienze del sistema lo paghino
proprio le strutture più efficienti e comunque le persone malate
che vogliamo assistere e tutelare". "La ricerca - ha aggiunto il
coordinatore scientifico N.i.san. Alberto Pasdera - ha anche
permesso di evidenziare il costo dei 251 ricoveri con diagnosi
Hiv, pari complessivamente ad un valore di 1.814.121 euro".
Giovanni Migliore, presidente Fiaso (Federazione italiana
aziende sanitarie e ospedaliere), a margine dell'incontro ha
ribadito quanto già sottolineato a Roma il giorno precedente, in
occasione della presentazione dei dati nazionali: "Lo studio
Bussola rappresenta un'ulteriore dimostrazione di come la
pandemia abbia messo a dura prova le aziende sanitarie, rendendo
ancora più attuale il tema della sostenibilità economica delle
cure, che deve essere sempre guidata dalla necessità di porre al
centro il cittadino e i suoi bisogni di salute".
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