Kiev, Mosca,
Washington. La traiettoria della pace secondo il desiderio di
papa Francesco e l'azione condotta in suo nome dal cardinale
Matteo Zuppi. Dopo l'incontro fra il presidente statunitense
Biden e l'inviato del Papa, e gli altri nella capitale
americana, l'arcivescovo Christophe Pierre, nunzio negli Usa,
traccia un bilancio in un'intervista ai media vaticani.
Ma intanto, a quanto si apprende, in Vaticano è già in
cantiere la prossima tappa della missione di Zuppi, che sarà in
Cina. Al momento, non si conoscono ancora le date, né chi
l'inviato papale incontrerà a Pechino. Ma il governo cinese
avrebbe già dato disponibilità. E il focus dei colloqui sulla
situazione in Ucraina dovrebbe riguardare sempre le questioni
umanitarie.
"La mia prospettiva è quella del cardinale Zuppi e la sua
missione, come noto, è cercare di offrire una prospettiva di
pace dal punto di vista della Chiesa, un contributo della Chiesa
cattolica, e del Santo Padre in particolare, alla soluzione di
questa terribile realtà della guerra - spiega il nunzio a
Washington -. Il cardinale è venuto qui per incontrare il
presidente - è stato un incontro molto bello - ma anche alcuni
parlamentari, in varie circostanze, per informarli anzitutto di
quello che sta operando concretamente, di quello che sta facendo
anche in Ucraina e in Russia, dei suoi vari incontri, e anche
della volontà del Papa di contribuire, a suo modo, al
perseguimento della pace".
Secondo mons. Pierre, "il presidente Biden ha ascoltato
molto, ha anche espresso la sua soddisfazione per l'iniziativa
del Papa, per l'iniziativa del cardinale, e abbiamo avuto un
lungo scambio sul punto di vista del presidente e del Santo
Padre sulla questione. Il cardinale Zuppi ha insistito molto sul
fatto che noi vogliamo contribuire, ma non abbiamo le
potenzialità per risolvere subito tutti i problemi. Conosciamo
la loro complessità. Quindi ha insistito sulla dimensione
umanitaria e sul desiderio del Santo Padre di contribuire in
ogni modo possibile, ma in particolare, alla situazione dei
bambini, i bambini che dall'Ucraina sono stati portati in
Russia".
"Il cardinale - sottolinea ancora il nunzio negli Usa - ha
detto al presidente che il lavoro è solo all'inizio e che ha
trovato ovunque una certa buona volontà nel cercare di risolvere
il problema. Siamo in viaggio dunque. Non abbiamo risultati per
il momento, ma si spera, lo speriamo. E penso sia importante che
tutti ne siano consapevoli. E penso che ovunque - qui, nei vari
incontri che il cardinale ha avuto - sia emerso che le persone
sono molto sensibili alla dimensione della pace e sono pronte ad
aiutare".
Alla domanda su quanto sia importante il contributo della
Santa Sede agli sforzi per trovare una via verso la pace, "qual
è il contributo della Chiesa nella vita del mondo? - replica
mons. Pierre - La Santa Sede è parte del mondo e le conseguenze
della guerra sono terribili per la popolazione. Parlo dei
rifugiati, delle persone che sono morte, dei traumi, soprattutto
della situazione dei bambini. Ma come diplomatici è noto che si
lavori un passo alla volta. Facciamo il primo passo quando è
possibile. Uno di questi passaggi è proprio quello che sta
facendo il cardinale, senza la pretesa di risolvere tutto, e
abbiamo molta speranza per il futuro".
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