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Glazer, 'la guerra in Medioriente è incapacità di pensare'

Glazer, 'la guerra in Medioriente è incapacità di pensare'

Alla Festa di Roma il regista di La zona di interesse

ROMA, 21 ottobre 2023, 19:55

Redazione ANSA

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© ANSA/EPA

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Il regista britannico Jonathan Glazer, protagonista di una masterclass con il pubblico alla Festa del cinema di Roma e autore di un film straordinario come La zona di interesse, in un incontro ristretto glissa sulle domande dirette su quello che sta accadendo in Medio Oriente, ma mette in campo invece Hannah Arendt. "Diceva la storica e filosofa che il male viene dall'incapacità di pensare. Dobbiamo fermarci prima e riflettere, queste atrocità continuano a verificarsi perché ci mettiamo la rabbia e così consentiamo che accadano di nuovo" dice a chi gli chiede di una possibile pace da negoziare tra palestinesi e israeliani.
    Jonathan Glazer, regista 58enne, autore di film come Sexy Beast, Birth e Under the Skin, questa volta per La zona di interesse è andato a pescare nell'omonimo romanzo di Martin Amis del 2019, realizzandone un adattamento selezionato poi in concorso alla 76/a edizione del Festival di Cannes dove ha vinto il Gran Premio della Giuria e poi è stato scelto per rappresentare la Gran Bretagna agli Oscar. Girato ad Auschwitz in lingua tedesca e polacca (il primo di Glazer non in inglese), il film, che sarà distribuito a gennaio da I Wonder, segue la vita quotidiana di una famiglia, quella del comandante nazista del campo, che vive tranquillamente con tanto di piscina e fiori da curare a ridosso degli orrori del campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. A dividere i due mondi solo un muro.
    "Quando abbiamo iniziato a girare, circa nove anni fa, La zona di interesse c'era un panorama mondiale totalmente diverso.
    E devo dire che i miei sentimenti sono alquanto complessi oggi rispetto a quello che sta succedendo anche perché gli scenari cambiano velocemente". Perché continuano a ripetersi questi orrori? "La storia è destinata a ripetersi. Per questo parlo di olocausto, ma non lo faccio mai vedere se non con gli occhi della mente. Bisogna fermare il circolo vizioso, distaccarci dalla sofferenza per riflettere. Anche se l'olocausto è successo ottant'anni fa questo non ci deve far sentire sicuri. Questa sicurezza è sbagliata perché la cosa importante è affrontare la violenza dentro di noi".
   

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