Il regista britannico Jonathan
Glazer, protagonista di una masterclass con il pubblico alla
Festa del cinema di Roma e autore di un film straordinario come
La zona di interesse, in un incontro ristretto glissa sulle
domande dirette su quello che sta accadendo in Medio Oriente, ma
mette in campo invece Hannah Arendt. "Diceva la storica e
filosofa che il male viene dall'incapacità di pensare. Dobbiamo
fermarci prima e riflettere, queste atrocità continuano a
verificarsi perché ci mettiamo la rabbia e così consentiamo che
accadano di nuovo" dice a chi gli chiede di una possibile pace
da negoziare tra palestinesi e israeliani.
Jonathan Glazer, regista 58enne, autore di film come Sexy
Beast, Birth e Under the Skin, questa volta per La zona di
interesse è andato a pescare nell'omonimo romanzo di Martin Amis
del 2019, realizzandone un adattamento selezionato poi in
concorso alla 76/a edizione del Festival di Cannes dove ha vinto
il Gran Premio della Giuria e poi è stato scelto per
rappresentare la Gran Bretagna agli Oscar. Girato ad Auschwitz
in lingua tedesca e polacca (il primo di Glazer non in inglese),
il film, che sarà distribuito a gennaio da I Wonder, segue la
vita quotidiana di una famiglia, quella del comandante nazista
del campo, che vive tranquillamente con tanto di piscina e fiori
da curare a ridosso degli orrori del campo di concentramento
durante la seconda guerra mondiale. A dividere i due mondi solo
un muro.
"Quando abbiamo iniziato a girare, circa nove anni fa, La
zona di interesse c'era un panorama mondiale totalmente diverso.
E devo dire che i miei sentimenti sono alquanto complessi oggi
rispetto a quello che sta succedendo anche perché gli scenari
cambiano velocemente". Perché continuano a ripetersi questi
orrori? "La storia è destinata a ripetersi. Per questo parlo di
olocausto, ma non lo faccio mai vedere se non con gli occhi
della mente. Bisogna fermare il circolo vizioso, distaccarci
dalla sofferenza per riflettere. Anche se l'olocausto è successo
ottant'anni fa questo non ci deve far sentire sicuri. Questa
sicurezza è sbagliata perché la cosa importante è affrontare la
violenza dentro di noi".
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