"La mafia è il regno dei discorsi
incompiuti" diceva Tommaso Buscetta. E' invece compiuto il
discorso che Davide Enia fa per denunciarne gli orrori, in un
Autoritratto che racconta insieme la sua storia di bambino e poi
adolescente che vive a Palermo e quella dell'Italia: l'uccisione
del piccolo Giuseppe Di Matteo, la strage di Capaci, l'attentato
di via D'Amelio dove morì Paolo Borsellino.
A tratti divertente, a tratti dolente, sempre preciso nei
gesti e nelle parole, Enia regala al pubblico del Piccolo teatro
Grassi, dove sarà in scena fino al 17 aprile, uno spettacolo
potente, grazie anche alle musiche di Giulio Barocchieri che le
esegue sul palco con Enia, dal Miserere alle abbanniate, le urla
tipiche dei venditori senza dimenticare il suono elettronico
dell'inizio anni '90.
Maglietta e jeans, scenografia scarna, le luci di Paolo
Casati a creare l'atmosfera, quando cala il buio parte
l'applauso del pubblico, anche se lo spettacolo ancora non è
finito. Manca la conclusione per chiudere il discorso e non
lasciarlo incompiuto, ma farlo diventare un Autoritratto, che
termina, questa volta giustamente, con gli applausi.
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