Il Partito Democratico delle Marche
si schiera contro i tagli alla sanità pubblica. E' stata
presentata la proposta di deliberazione n. 13 del 2023 con cui
si vorrebbe impegnare l'intero Consiglio regionale ad avanzare
una proposta di legge alle Camere.
Se approvato, il testo andrebbe a modificare il decreto
legislativo n. 502 del 30 dicembre 1992 "Riordino della
disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della
legge 23 ottobre 1992, n. 421" aggiungendo due commi
all'articolo 1. Il primo per stabilire che le risorse destinate
al servizio sanitario nazionale siano almeno pari al 7,5% del
Pil nazionale dell'anno precedente, al netto del tasso di
inflazione annuale. Il secondo per spostare l'entrata in vigore
della norma al 2025.
Il decrescere del rapporto tra spesa sanitaria e Pil, si
legge nella relazione illustrativa, "si traduce in meno salute e
pone l'Italia al di sotto della media dei Paesi Ocse e al di
sotto del livello di accettabilità, con inevitabili
ripercussioni sulla qualità e l'efficacia dell'assistenza
sanitaria e sull'aspettativa di vita". "La nostra proposta va ad
aiutare il governo regionale che ha varato un piano
sociosanitario che non fa scelte e non mette risorse, andando ad
aumentare le possibilità di salute dei marchigiani; e può essere
anche uno strumento di pressione sul governo nazionale" ha detto
Maurizio Mangialardi, capogruppo dem nell'assemblea legislativa
delle Marche e primo firmatario del documento.
Il consigliere regionale del Pd Romano Carancini,
vicepresidente della Commissione Sanità, ha sottolineato che "le
risorse si riducono per la sanità pubblica e quindi anche per le
Marche. Se la pandemia ha insegnato qualcosa è che la sanità
incide su tutti gli aspetti della vita, anche sul lavoro.
Dobbiamo tornare a investire". Un nodo è il reperimento delle
risorse: secondo la fondazione Gimbe si spreca nella sanità
pubblica il 25-30% delle risorse, per le Marche circa 600
milioni di euro: "Se ne recuperassimo anche una parte,
investiremmo sul personale e ridurremmo le liste di attesa". Il
Pd contesta la spesa per i nuovi cinque direttori delle Ast:
oltre un milione di euro l'anno.
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