Il Mao Museo d'Arte Orientale di
Torino scopre i capolavori nascosti nei suoi depositi, tesori
preziosi che nessuno finora ha mai potuto vedere. La mostra
'Buddha10. Frammenti, derive e rifrazioni dell'immaginario
visivo buddhista', curata dal direttore Davide Quadrio con Laura
Vigo, svela pezzi bellissimi, oggetti sacri, religiosi e
rituali, che si sono trasformati in arte. Di queste opere -
grazie all'aiuto della tecnologia e al lavoro del Centro di
Conservazione e Restauro La Venaria Reale - la mostra racconta i
piccoli segreti, le strade attraverso le quali sono arrivate in
Occidente e hanno contribuito alla diffusione del buddhismo,
religione, filosofia e dottrina mistica, che si stima abbia nel
mondo fra i 300 e i 400 milioni di seguaci..
Il punto di partenza della mostra, che sarà aperta per quasi
un anno dal 20 ottobre al 3 settembre 2023, è un giardino di
piante tropicali - un progetto realizzato dal botanico Stefano
Mancuso, insieme all'artista e designer Andrea Anastasio - in
cui il pubblico è invitato a trascorrere qualche minuto prima
per "ripulirsi" e prendere parte a una sorta di rituale,
necessario ad affrontare la sacralità degli oggetti esposti.
Nelle sale dedicate alle esposizioni temporanee, in uno spazio
essenziale, oltre venti grandi statue buddhiste in legno o
pietra di epoche diverse (dal V al XIX secolo), alcune
provenienti dalla Cina. Ai visitatori sarà proposta anche
un'esperienza in VR della grotta 17 dei templi buddhisti di
Tianlongshan, da cui provengono alcune delle opere in mostra. In
primavera la mostra subirà un cambiamento radicale, grazie
all'intervento di studiosi e alla sostituzione di molte opere.
A partire da questo progetto espositivo, il Mao inizia il
suo impegno per una gestione più green delle mostre: Buddha10 è
realizzata in un'ottica di sostenibilità: non sarà presente
nessun allestimento "usa e getta", ma solo elementi concepiti in
base alla possibilità di essere riutilizzati in progetti futuri.
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