Nicola Lorusso, ucciso oggi in un
agguato a Bari, dopo anni di carcere era ormai fuori da ogni
giro criminale e, anzi, stava cercando un lavoro nonostante le
difficoltà di reinserimento in società dovute all'età e ai
precedenti penali.
Avrebbe concluso il suo periodo di sorveglianza speciale tra
pochi giorni, il prossimo 15 gennaio. Aveva scontato una
condanna definitiva per associazione per delinquere e traffico
di droga, trascorrendo 16 anni in carcere. Era libero da alcuni
mesi, dopo un breve periodo di arresti domiciliari.
Coinvolti, invece, nelle indagini sugli ultimi fatti di
sangue relativi alla guerra con il clan rivale dei Campanale,
sono i figli di Nicola Lorusso, Umberto e Saverio. Entrambi,
difesi dall'avvocato Marianna Casadibari, sono detenuti in
carcere per associazione mafiosa ed estorsioni ai danni dei
commercianti del quartiere. Il processo è in corso con il rito
abbreviato dinanzi al gup del Tribunale di Bari Antonio Diella e
la prossima udienza è fissata al 23 gennaio.
Umberto Lorusso sconta inoltre una condanna definitiva per
detenzione di armi e pende in appello un processo nei suoi
confronti per violazione della sorveglianza speciale. Con la
moglie Michela Di Pietro è poi imputato, a piede libero, nel
processo per il ferimento di un affiliato al clan Campanale, il
nipote del boss, commesso nel giugno 2010.
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