"Costruire un sapere condiviso,
validato e accessibile per affrontare al meglio il tema legato
all' autismo e deficit visivo". Roberto Pili, presidente Ierfop,
sintetizza così le linee guida di un progetto di creazione di un
manuale operativo rivolto a formatori, educatori e operatori
sanitari, utile per fornire strumenti pratici, aggiornati e
scientificamente validati. Se ne è parlato nel corso della
tavola rotonda online promossa dall'ente di formazione europeo,
"Autismo e deficit visivo: quando la fragilità si moltiplica",
trasmessa in diretta streaming da Cagliari e inserita
all'interno della Giornata Mondiale della Consapevolezza
sull'Autismo.
L'incontro ha chiamato a raccolta esperti di Ierfop,
dell'associazione Apri del Piemonte presieduta da Daniel
Auricchia, l'Aris siciliana presieduta da Rocco di Lorenzo e
Donatella Petretto dell'Università di Cagliari. Dall'incontro è
emerso come la concomitanza tra disturbo dello spettro autistico
e disabilità visiva - Asvi (Autism Spectrum andVisual
Impairment) rappresenti una delle più complesse forme di
pluridisabilità, ancora poco conosciuta. "In Italia si stimano
circa 1.600 bambini con Asvi. Secondo studi internazionali - ha
ricordato Roberto Pili - oltre il 30% dei bambini ciechi o
ipovedenti presenta tratti riconducibili allo spettro autistico,
ma la diagnosi precoce risulta ancora difficile, perché molti
strumenti valutativi tradizionali si basano su canali visivi non
accessibili".
L'appuntamento è stata l'occasione per rilanciare il progetto
Ierfop "Vis a Vis" nato per costruire un nuovo approccio
transdisciplinare per l'inclusione e il supporto delle persone
con Asvi. All'interno del progetto è stato realizzato il volume
"Disturbi visivi e autismo - Uno sguardo sulla complessità",
frutto della collaborazione tra studiosi, professionisti,
università e associazioni. "Spesso i bambini ciechi o ipovedenti
vengono esclusi da una diagnosi accurata di autismo, perché
molti strumenti diagnostici si basano sull'uso della vista. Ma è
proprio in questi casi che occorre un cambio di paradigma - ha
detto Bachisio Zolo, presidente dell'Unione Ciechi d'Europa - il
nostro impegno con il progetto Vis a Vis è quello di sviluppare
strumenti alternativi, fondati sull'ascolto, sul tatto e sul
linguaggio del corpo, affinché nessun bambino venga lasciato
indietro".
A sottolineare l'importanza del lavoro sul territorio è stato
anche Daniel Auricchia: "In particolare - ha sottolineato - ci
dedichiamo ai casi di doppia diagnosi, in cui la disabilità
visiva si accompagna a disturbi dello spettro autistico. Abbiamo
sviluppato programmi mirati, per migliorare le competenze,
favorire l'inserimento scolastico e aiutare le famiglie a
costruire ambienti di vita più accessibili e accoglienti".
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