I medici e gli odontoiatri non dipendenti che lavorano per strutture accreditate con il Ssn (cliniche private, poliambulatori, centri diagnostici, ecc) "da quest'anno avranno un contributo a loro carico, che si somma al 2% che i datori di lavoro versavano già per loro", visto che "per legge le strutture accreditate devono pagare all'Enpam (Ente previdenziale dei 'camici bianchi') un contributo calcolato in percentuale sul fatturato prodotto nei confronti del Servizio sanitario nazionale".
Questo 2%, fa sapere la Cassa privata, "viene, poi, accreditato sulle posizioni contributive dei professionisti (non dipendenti) che, con il loro lavoro, concretamente hanno permesso alle strutture di generare questo fatturato.
I medici e gli odontoiatri si ritrovano poi queste
somme nell'estratto conto contributivo Enpam (gestione
Specialisti esterni)".
Dall'inizio del 2023, si evidenzia, per effetto di una riforma
dell'Ente che "rimette a posto i conti della gestione
previdenziale degli specialisti esterni, e che allo stesso tempo
mira a dare pensioni più adeguate a questi professionisti, al
contributo aziendale del 2% deve, dunque, aggiungersi un
ulteriore contributo del 4% a carico dei diretti interessati".
Sul sito della Cassa (www.enpam.it) si mette in luce, infine,
come, nel programmare il futuro, un libero professionista non
debba "mai dimenticare di paragonarsi agli altri: i dipendenti,
per esempio, accantonano in previdenza almeno il 33% del proprio
reddito". E, "se in proporzione si sceglie di versare molto
meno, il proprio tenore di vita post-lavorativo ne risentirà".
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