Aprire una pratica nei confronti del sostituto procuratore di Brescia, Antonio Bassolino, per valutare la condotta del magistrato "per la gravità delle asserzioni del pm che parrebbe giustificare, se non autorizzare, la violenza domestica". E' quanto hanno chiesto al Comitato di presidenza del Csm il consigliere laico di Forza Italia Enrico Aimi e i laici di FdI Isabella Bertolini, Daniela Bianchini, Rosanna Natoli, Felice Giuffré e e della laica della Lega Claudia Eccher.
Bassolino è il pm che ha chiesto l'assoluzione di un uomo del Bangladesh dall'accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie in nome della cultura del suo Paese.
I consiglieri ricordano che il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete, si è dissociato dalle conclusioni di Bassolino ha assicurando che l'ufficio "ripudia qualunque forma di relativismo giuridico" e "non ammette scriminanti estranee alla nostra legge".
"E' giusto il caso di osservare - scrivono nell'istanza Bertolini, Bianchini, Natoli, Giuffré ed Eccher - che la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (v. ad. es. Cass. Sez. VI, Ordinanza n. 3398 del 1999 e più recentemente Cass. penale, sez. III, sent. n.7590 del 26 febbraio 2020 e n. 13273 del 29 aprile 2020 relative a un caso di violenza a danni del coniuge) ha sempre negato al fattore culturale la capacità di neutralizzare l'elemento soggettivo nei reati contestati, in quanto i principi costituzionali in tema di diritti fondamentali e di rapporti familiari costituiscono uno sbarramento invalicabile contro l'introduzione, di diritto e di fatto, nella società civile di consuetudini, prassi, costumi che si propongono come antistorici a fronte dei risultati ottenuti, nel corso dei secoli, per realizzare l'affermazione dei diritti inviolabili della persona, cittadino o straniero".
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