Il tribunale di Milano ha revocato,
con quattro mesi di anticipo rispetto alla scadenza,
l'amministrazione giudiziaria della società Manufactures Dior
Srl, che era stata disposta con finalità non tanto "repressiva,
quanto preventiva" poiché non sarebbe stata capace di arginare
fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del iclo
produttivo.
L'indagine per presunto caporalato, reato contestato
solamente ai titolari degli opifici esterni, è stata coordinata
dal pm Paolo Storari e condotta dai carabinieri ed è simile ad
altre già istruite come quella sulla Giorgio Armani Operations
nei cui confronti di recente è stata chiusa, con due mesi di
anticipo, la procedura di amministrazione giudiziaria.
Riguardo alla divisione manifatturiera della maison francese
del lusso, assistita dagli avvocati Francesco Mucciarelli e
Luisa Mazzola, i giudici della sezione misure di prevenzione
hanno valutato una "reazione assolutamente positiva" della
società alla misura applicata, su richiesta della Procura, in
quanto "sono stati adottati concreti ed efficaci interventi per
l'attuazione del programma" prescritto per "il superamento delle
criticità che non rivestivano carattere strutturale".
Per il collegio "la riorganizzazione e l'applicazione delle
misure di controllo dei fornitori, il rafforzamento
dell'organismo di vigilanza e l'inserimento in organico di ben
17 nuove figure professionali dedicate a rendere ancora più
stringenti i presidi sulla catena di produzione" sono tra gli
"elementi dimostrativi dell'atteggiamento costruttivo della
società" che ha così messo in campo ogni rimedio per prevenire
il fenomeno del caporalato.
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