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Nolan, il cinema è gioia di ricreare mondi

Nolan, il cinema è gioia di ricreare mondi

Folla per il regista di Dunkirk, "io tra Kubrick e Batman"

CANNES, 12 maggio 2018, 20:36

Giorgio Gosetti

ANSACheck

Christopher Nolan Photocall - 71st Cannes Film Festival © ANSA/EPA

Christopher Nolan Photocall - 71st Cannes Film Festival © ANSA/EPA
Christopher Nolan Photocall - 71st Cannes Film Festival © ANSA/EPA

CANNES - L'uomo che ha saputo creare mondi e immaginari mettendo d'accordo critica e pubblico; il regista che ha sfidato Tim Burton sul suo stesso terreno (Batman) e ha vinto; l'artista considerato fra i più importanti della scena audiovisiva contemporanea, arriva a Cannes con le vesti del professore.

E in effetti Christopher Nolan sembra davvero un quieto docente di campagna, sarebbe più a suo agio in un'aula di Oxford o Harvard che nella stracolma Sala Bunuel del Festival di Cannes dove oltre 400 persone hanno aspettato per ore e fatto a spintoni per ascoltarlo parlare per quasi due ore.

Non sarà l'unica star di quest'edizione, ma certamente è la più brillante per tutti i cinefili uniti e prende così sul serio il suo impegno da farsi perfino didattico. E' venuto qui, con la figlia di Stanley Kubrick, Katharina, l'attore Keir Dullea e tutti i vertici della Warner Bros per battezzare il restauro di "2001 Odissea nello spazio" che ha accompagnato da produttore esecutivo in vista di un anniversario non comune: i 50 anni del film che ha stravolto l'idea stessa di futuro e science-fiction, ma che apparve anche in un fatidico 1968 in cui - come diceva uno slogan - si sognava "l'immaginazione al potere". "Circa un anno fa - esordisce - alla Warner mi chiamarono per sovrintendere al restauro digitale in 4K di sette dei miei film. Per controllare le differenze con gli originali mi misi a lavorare in contemporanea su proiettori tradizionali e digitali confrontando i risultati, usando anche i proiettori a 70mm che avevo voluto per i miei ultimi lavori. Un bel giorno i tecnici di Warner mi chiesero se volevo fare lo stesso confronto con un paio di bobine del film di Kubrick a cui stavano lavorando per una nuova edizione rimasterizzata. L'effetto, tra l'altro senza sonoro, fu talmente sconvolgente che mi ritrovai a correre indietro nella memoria quando, bambino di sette anni, mio padre mi aveva portato nel più bel cinema di Londra a vedere '2001 Odissea nello spazio" proiettato in 70mm. Quella sera stessa decisi che avrei dato una mano al progetto e che volevo ad ogni costo che una nuova generazione di spettatori potesse provare la mia stessa emozione primaria. Arrivo per la prima volta a Cannes con grande emozione e mi fa un po'impressione vedere il mio nome accostato a quello di un genio".

Ben presto però si passa a rivedere a ritroso, come in un film della memoria, vita e opere del nuovo genio che con "Dunkirk" ha seguito le orme del maestro cimentandosi in un nuovo genere, lui che aveva cominciato mettendo radici nel film noir (proprio come Kubrick) già all'epoca del quasi sconosciuto "Following" diretto nel 1998. "Sono nato nel 1970 a Londra e quando si è trattato di scegliere gli studi superiori mio padre mi ha impedito di iscrivermi a una scuola di cinema. Non lo ringrazierò mai abbastanza perché così ho imparato a muovermi a mio agio nelle strutture letterarie, tra i miti e le storie che suonavano familiari al mio futuro pubblico. Se penso ai miei modelli posso certo citare Michael Mann (al tempo del 'Cavaliere oscuro'), ma anche Dickens per 'The Tale of two cities' o l'epica greca e orientale che hanno nutrito la mia visione di 'Batman'".

La conversazione spazia in mille direzioni: "Mi piace molto James Bond ed è vero che per un momento ho pensato di candidarmi proprio come avevo fatto per Batman, convinto che questi personaggi andavano riportati a una sorta di normalità contemporanea in cui non sono supereroi ma individui in carne ed ossa. E certo ho guardato a 007 (ma anche a 'Blade Runner') pensando ai gadget che Wayne/Batman usa grazie alla sua immensa fortuna. Ma i miei temi ricorrenti mi portano altrove, nel mistero della mente, nel senso di colpa e di giustizia, a parlare di fiducia e tradimento". Sulla scrittura: "Un regista è molto fortunato perché può scrivere davvero il suo film almeno tre volte: sulla pagina, durante le riprese quando lo rimodella sugli attori e nei luoghi e infine al montaggio". Sulla sua idea di cinema: "Il cinema è casa mia e la sua vera forza sta nell'essere un'emozione condivisa con sconosciuti. Anche per questo sono molto restio a rivelare in anticipo le mie storie e non amo commentarle. Voglio che ogni spettatore costruisca il suo film con la stessa libertà con cui io sono riuscito a restare me stesso anche alle prese con i grandi budget degli Studios, quando hai la più grande delle fortune: quella appunto di ricreare mondi per la fantasia di chi vede".

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