Chi la conosceva bene oggi la immagina ironica come sempre nel commentare, lassù nell'alto dei cieli, la sua clamorosa esclusione dalla lista delle star dimenticate nel siparietto "in memoriam" durante la notte degli Oscar. "Figuratevi se me la prendo per questa gaffe monumentale dopo che non ho protestato quando Le Monde mi ha commemorata mentre ero in vita facendomi passare per morta anzitempo!- direbbe più o meno Monica Vitti - In ogni caso poi ero in buona compagnia anche questa volta".
A fare la lista degli altri dimenticati si rischia di peccare comunque per difetto. Dov'erano ieri notte Olympia Dukakis (nota per parentela politica oltre che per formidabile talento) e Peter Bogdanovich, cantore nostalgico della Hollywood che fu? E chi si è ricordato della nostra Lina Wertmueller, fresca di premio alla carriera? Per non parlare di Richard Donner, Mario van Peebles(padre spirituale della Blackspolitation) e perfino dell'intramontabile Jean-Paul Belmondo? Il fatto è che nonostante la globalizzazione e l'ampliamento della platea dei votanti, alla fine la cerimonia degli Oscar resta sempre una festa di provincia che più americana non si può. E quell' "in memoriam" a ritmo di spiritual e in stile musical non si addiceva proprio alla musa di Antonioni e nemmeno alla "colonnella" della commedia, conosciuta solo dai cinefili e dai più sofisticati newyorchesi. Di sicuro l'insuperabile Monica l'avrebbe riscritta coi canoni del teatri di rivista, ma forse gli americani non l'avrebbero capita.
A casa nostra, tra il Bi@fest di Bari, i David, la Mostra di Venezia sapremo fare di meglio. E un ricordo dell'insuperabile Vitti riempirà di certo una notte a Cannes. I francesi l'hanno amata, gli europei la celebreranno.
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