Un mondo sospeso e cupo (sopravvive
una sola donna, fuggiasca, interpretata da Vittoria Puccini)
abitato da soli uomini 'cacciatori' e autori di femminicidi che
sono condannati ad avere per sempre dentro di loro, nei loro
corpi, anche le emozioni, i traumi e i ricordi delle donne
uccise. E' il racconto (prodotto da Emma Film e Mia Film) tra
incubo, realtà e favola nera di Corpo unico, il corto di Mia
Benedetta (attrice qui alla sua prima regia di una storia di
fiction), con un cast corale che comprende anche Linda Caridi,
Francesco Colella, Iaia Forte, Andrea Lattanzi, Francesco Bolo
Rossini, Anastasia Doaga e Daniele Esposito, al debutto alla
Festa del Cinema di Roma in Alice nella città.
Un racconto in cui i carnefici sono costretti ad assumere,
come pena del contrappasso, la voce delle loro vittime,
tornando alle violenze verbali e fisiche e agli ultimi fatali
incontri. Nel manifesto del film appare un pesce mostruoso,
l'anglerfish "che ha un modo terribile di accoppiarsi. Il
maschio entra nel corpo della femmina e vi rimane come un
parassita - spiega all'ANSA Mia Benedetta -. Mi sembrava un
parallelismo molto potente, è come se i tre uomini della storia,
non si liberassero mai del delitto commesso". Il fatto che si
trattasse "il tema del femminicidio, non in una forma
naturalistica o realistica, mi ha subito interessato" aggiunge
Iaia Forte. Per l'attrice "non bastano le leggi sul
femminicidio, serve un'educazione al rispetto e uno sguardo
verso la donna diverso, in una società ancora improntata su
modelli 'fascisti'".
Le donne che denunciano "in gran parte dei casi, hanno di
fronte uomini in divisa - osserva Francesco Colella -. Chi
potrebbe legalmente salvarle spesso le lascia sole perché sono
persone senza la preparazione emotiva necessaria per capire
quanto quelle situazioni possano essere gravi". Il problema è
"anche culturale, manca una cultura dell'ascolto e in questo
caso ogni disattenzione è colpevole, perché può provocare una
morte". Andrea Lattanzi, è colpito da quanto la violenza di
genere sia compiuta anche dalla sua generazione: "Si dovrebbe
lavorare a sensibilizzare su questi temi fin da dalla scuola".
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