A trent'anni dalla morte di Primo
Levi, scomparso l'11 aprile 1987, il giornalista Daniele
Pugliese ripercorre la vita, i libri ed il pensiero del mancato
premio Nobel per la letteratura, convinto che, come scrive
nell'introduzione Massimo Giuliani, l'autore di "Se questo è un
uomo" e de "I sommersi e i salvati" sia "divenuto suo malgrado
un Virgilio dantesco" della cui lezione e della cui scrittura
"abbiamo ancora bisogno, anzi abbiamo nostalgia".
Pubblicato dalla neonata casa editrice Tessere, di cui Pugliese
con alcuni suoi amici è fondatore, "Questo è un uomo" (144
pagine, 16 euro, in edizione e-book 5,99) punta proprio ad
affermare che Primo Levi è stato ed è "un uomo": testimone e
chimico, curioso e poeta, filosofo e psicagogo, certamente un
"centauro", ma soprattutto uno scrittore di razza. Non a caso è
fra i pochissimi italiani tradotti in più di 40 lingue a cui, ma
solo a posteriori, in molti hanno detto gli sarebbe dovuto
essere assegnato il Nobel per la letteratura. Uno scrittore con
il mestiere nel sangue, come soprattutto rivelano i suoi 121
racconti, ora raccolti in un unico volume pubblicato da Einaudi
nel 2005 a cura dell'infaticabile Marco Belpoliti, deus ex
machina delle Opere complete, appena rimandate alle stampe
rivedute e ampliate. Ma ancor più "un uomo", con le sue
debolezze e fragilità e la sua grandezza, la sua inimitabilità.
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