Con personaggi come Andreotti o Spadolini "la sfida alla persona importante ti stimolava, mentre con i politici di oggi, ti ritrovi con il Vespone di Striscia che è più riconosciuto di molti di quelli che ferma. Sembra di prendersela con delle scartine. Ci occupiamo di loro e continueremo a farlo per dovere di satira. Ma oggi non si può più dire che una risata li seppellirà, anche perché sono già morti, piuttosto una risata li conserverà… Un conto è sparare contro un monumento un conto sparare contro una cimice...
abbassano pure gli ascolti". Parola di Antonio Ricci, che all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" è stato protagonista di una lezione-evento dedicata a "Drive In e la Storia della Televisione".
In cattedra, insieme a lui, Barbara Palombelli, Victoria Cabello ed Enrico Mentana, in un incontro con gli studenti del Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza moderato da Andrea Minuz e Michele Masneri. Tra i temi della conversazione si è andati dal valore innovativo che ha avuto per la tv Drive in, nato nel 1983, al potere della satira, all'impatto dei social network. "Berlusconi non voleva fare Drive in, era contro le sue idee di una tv commerciale. Lui si voleva appoggiare alle grandi star, così da vendere gli spazi pubblicitari e fare una super Rai con varietà più grandiosi del servizio pubblico - ricorda - . Avere una trasmissione con personaggi ritenuti minori all'epoca non gli andava bene. L'ho convinto ma non ci credeva, tant'è che siamo sempre rimasti su Italia 1 e questo ci ha dato grande libertà".
Era "una tv con uno spirito corsaro, cercavo di fare la televisione che mi sarebbe piaciuto vedere". Per Enrico Mentana "quell'intreccio tra autori colti e di battaglia e maschere abbastanza inconsapevoli ma bravissime tecnicamente andrebbe studiato" perché ha permesso a livello di temi, personaggi e di satira (dal tenerone a Pier Silvio Berlusconi che in una gag interpretava se stesso) "tutto e il contrario di tutto". Ricci "ha fatto una fotografia dell''Italia e dei tic degli italiani, piccoli e adulti. Mi ha influenzato anche la velocità di quel programma. La Rai era molto più ferma e lenta" dice Victoria Cabello. Il grande ritmo, era "una sorta di una tecnica di guerriglia, se sei veloce, mordi e fuggi - commenta Ricci -.
Colpire e scappare era funzionale anche a cambiare una vecchia idea di varietà". Rispetto alla libertà di satira, che Ricci ha sempre portato avanti da Drive in a Striscia la notizia, con le varie inchieste "c'è una cosa che mi contraddistingue, io non ho paura di niente" sottolinea. La libertà di discussione "va sempre tutelata", anche se "non la porti avanti senza conseguenze. Abbiamo avuto centinaia di cause, e il nostro rapporto con gli avvocati è giornaliero, ci rimetti in qualità della vita". Tra le querelle che cita, c'è quella con Claudio Baglioni che lo ha denunciato per diffamazione ("lo mando lo stesso in onda, perché astutamente non ho preso le puntate sequestrate di Striscia, ma una delle Iene e così mi beffo di lui e della censura") e i contrasti con il quotidiano La Stampa, per alcuni attacchi sui quali non "ci ha concesso libertà di replica". Venendo al caso più recente di Giambruno e le possibili pressioni di Telemeloni, "le scopriremo solo vivendo - commenta - Io non ho conosciuto censura, non perché non abbiano mai provato a farmela. C'è stato anche un tentativo di sospendere Striscia, nato per colpa dell'Eni… ma non ci sono riusciti". Tra i conduttori a Striscia le piacerebbe Fiorello? " Abbiamo un patto con lui, che prima o poi dovrà venire a farlo - racconta -. Ma io gli ho lasciato ancora una data per venire che è tra 10 anni e gli ho detto che lo pagheremo in pannoloni".
Venendo alle voci sulla possibilità di un arrivo di Sanremo a Mediaset - oggi smentite -, a chi gli chiede se gli piacerebbe fare il direttore artistico del festival, risponde: "Manco morto, anche se ho partecipato una volta nel gruppo con Sabina Guzzanti per Troppo sole: Mi vanto anche di non averlo mai visto".
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